Vienna

La delusione di un viaggio. Quando la tua passione non ti rende felice.

Viaggiare, per noi viaggiatori, è la cosa più bella del mondo. E’ come per l’appassionato di musica, dove la cosa più bella può essere vedere i propri idoli dal vivo o per il tifoso di calcio, quando va allo stadio a vedere la propria squadra del cuore. Eppure come il musicista incappa nella sua serata no e stecca o la tua squadra gioca da cani e perde in casa malamente con l’ultima in classifica, così non tutti i viaggi sono memorabili, belli e indimenticabili – del resto non tutte le ciambelle escono col buco – . Anzi, direi che alcuni viaggi restano memorabili e indimenticabili proprio per il motivo opposto. E’ bello parlare di viaggi belli e disavventure, ma di viaggi non riusciti ne ho sentito parlare poco e ho deciso di affrontare un argomento perchè a me è capitato.

Vienna

Personalmente credo che un viaggio possa essere brutto non per colpa di un evento o di un fatto, qui entriamo nel campo delle disavventure, anche se il confine può essere molto sottile. Ci possono essere sì dei fattori che contribuiscono alla malriuscita di un viaggio, tipo un pranzo che ha portato a conseguenze spiacevoli, un letto scomodo che non vi ha fatto riposare o dei compagni di viaggio dove a metà viaggio vi siete detti “Ma chi me l’ha fatto fare!? Era meglio viaggiare da soli!”. Forse ricorderete le mia disavventura in partenza per Miami o la cantonata che ho preso a Sharm. Questi fatti non hanno inciso sulla bellezza di questi miei viaggi. Quello a cui faccio riferimento è proprio il viaggio in sè, che doveva essere una cosa e si è rivelata un’altra, un viaggio che avete atteso per molto tempo, che immaginavate in un modo e alla fine non si è rivelato ciò che vi aspettavate, ad esempio una spiaggia che vi avevano raccontato come paradisiaca si è rivelata un inferno, o la città più tranquilla del mondo che si è rivelata un caos totale.

Alla fine di tutto questa pappardella, arriviamo al dunque e mi pongo la fatidica domanda: c’è stato un viaggio che mi ha deluso? Assolutamente si.

Vienna

Il viaggio che più mi ha deluso è stato quello a Vienna. Specifico che Vienna non è affatto una città brutta ma anzi, credo che col senno di poi posso definirla una città molto bella, forse una delle più belle d’Europa. E allora come mai è stato un viaggio deludente?

Parliamo di sei anni fa, 2012. Lavoravo a Firenze, e in quei pochi ritagli di tempo che avevo, programmavo il viaggio, studiavo cosa vedere, dove andare, le attrazioni principali. Quattro giorni a fine novembre che mi sarebbero serviti a ricaricare le batterie durante due settimane di vacanza. Nel frattempo chiedo a parenti ed amici come sia Vienna. Tutti mi dicono che è una città magnifica. La risposta inizia sempre con “Ah, Vienna!”. Le opinioni hanno punte che vanno dall’entusiasmo alla gioia – qualcuno addirittura sta quasi per raggiungere un orgasmo – . Sembrava quasi di vedere degli innamorati parlare del proprio amato o della propria amata. Tutti ne sono euforici e mi invidiano per quello che vedrò. Alla fine anche per noi arriva il giorno della partenza e io mi sono già costruito Vienna nella mia mente, con tutti quei palazzoni, una città piena di vita, le luci di Natale colorate di sera e un sole splendente di giorno. Tutti gli ingredienti sono al posto giusto per quello che sarà un viaggio memorabile con una bella compagnia.

Partiamo in nove, suddivisi in due auto. Il viaggio dovrebbe essere di sei ore, ce ne metteremo nove e facciamo fatica anche a trovare l’hotel una volta arrivati. Traffico e buio non mi aiutano alla guida. Ci fermiamo quattro giorni a Vienna, e il primo giorno mi sveglio con il mal di testa – ne soffro da sempre ma se mi alzo al mattino e non ho qualche rimedio che me lo faccia passare mi si rovina la giornata. Il tempo è grigio e lo resterà per quasi tutto il nostro soggiorno. L’itinerario che io avevo costruito e non avevo svelato a nessuno, va a farsi benedire, specialmente perchè avevo escluso Sissi a priori. Patirò tantissimo freddo ma soprattutto la cosa che più mi irrita è che mi devo subire la visita completa di Schonnbrunn e un pippone colossale sulla principessa Sissi e sulla sua vita di palazzo. Sto quasi per vomitare tra Sissi e il mal di testa. Nei giorni successivi visiteremo le vie di Vienna, la sede dell’ONU, la zona del Prater e della ruota panoramica e tutto ciò che ha che fare con gli Asburgo.

Vienna

Probabilmente mi aspettavo una città molto più maestosa, più viva, dove ci fosse un po’ di sole, con palazzoni regali e un’architettura che ti lasciasse a bocca aperta. Magari ci sarà stata, magari molte cose che io non ho visto voi le stavate ammirando quando camminavate per le vie della capitale austriaca e ora vi starete chiedendo “Ma che cazzo hai guardato mentre eri a Vienna?”. Purtroppo credo sia stata una serie di fattori che messi assieme non hanno raggiunto le mie aspettative. Perchè, a distanza di anni, ho capito che proprio di questo si è trattato: aspettative. Il mio castello di carta fatto di colori, gente, sole e attrazioni, si è accartocciato su se stesso nel giro di una giornata, complice una partenza col piede sbagliato.

Di Vienna ricordo bene la cattedrale di Santo Stefano, ma anche tanto grigio e tanto freddo. Purtroppo mi ha lasciato l’amaro in bocca. Nonostante la compagnia, le risate e le cose che ho visto, Vienna per me è stato il viaggio più deludente della mia vita. Credo vi stiate chiedendo cosa volessi. Sinceramente, non credo di saperlo manco io a questo punto. Credo solo che le mie aspettative fossero state talmente alte che nemmeno in una giornata fantastica sarei stato contento a Vienna e la stessa città non le avrebbe mai raggiunte. Forse ho ascoltato troppo il parere degli altri, forse mi ero creato talmente tante aspettative e ascoltato talmente tanti pareri che alla fine il palco non ha retto e il castello è crollato. Il viaggio è stato memorabile, ma per il verso opposto. Capita, ma nulla di grave.

Vienna

Da qui ho imparato due cose: la prima è non fidarsi più dell’opinione degli altri in merito ai viaggi. Ascoltare si l’opinione altrui ma prenderla con le pinze. Quello che può piacere agli altri, può non piacere a me e quello che piace a me può non piacere agli altri. E quindi non farsi film nella testa. Disequazione semplice ma efficace.

La seconda è che un itinerario va pianificato, ma non alla lettera e soprattutto, va concordato, non tenuto di nascosto per far fare agli altri quello che vuoi tu. Ad oggi, mi trovo anche a non pianificare più gli itinerari, ma magari stabilisco i punti di interesse e poi la sera o qualche giorno prima decido cosa vedere.

Purtroppo per me Vienna è stata questa. Magari un giorno a Vienna tornerò e vedendola con occhi diversi, scriverò un post su cosa vedere. Ma purtroppo è andata così e ne ho fatto tesoro.

Vienna

Viaggiare però è per lo più gioia. E se Vienna è stata la delusione, il Canada in particolare è stata la sorpresa – non a caso, se si parla di Canada, sono io a rischiare l’orgasmo. Alcuni luoghi – Toronto in particolare – che mi erano stati descritti come grigi, brutti e caotici, li ho trovati di una bellezza disarmante, e Quebec city, la città più storica del Nord America, così fuori dagli itinerari turistici e a volte irraggiungibile per la rigidità dell’inverno Canadese, mi è rimasta nel cuore ed è un luogo che visiterei mille e mille altre volte.

Quebec

Di questo ve ne ho già parlato e se non avete letto i miei post sul Canada allora vi invito a farlo su questo blog nella sezione Viaggi. Nel frattempo chiedo a te, che sei arrivato alla fine di questo post: hai un viaggio che ti ha deluso o che non è stato all’altezza? Oppure tutte le ciambelle ti sono uscite col buco finora? 😉

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Croazia

Croazia in 10 scatti

Più un paese è ricco, più è difficile da riassumere. Così credo sia anche per la Croazia, un paese che sotto molti punti punti di vista non ha niente da invidiare ai suoi vicini europei o ad altre nazioni al di fuori del vecchio continente. Mi è piaciuta molto sotto il punto di vista naturalistico, bella dal punto di vista architettonico e anche la cucina non è male. Non ho trovato lati negativi, forse perchè da viaggiatore è più difficile trovarli, di solito si notano più da residente. Ma non è questa la sede per parlarne. Un Paese che ho visitato con molto piacere e nonostante non sia stato il viaggio della mia vita, mi sento caldamente di consigliarvi se volete una vacanza all’insegna del mare, della natura, della storia e del buon cibo.

Era da un po’ che non lo facevo – dal Canada per la precisione – e quindi ora, a un anno di distanza, posso cercare di riassumervi la Croazia in 10 scatti.

1) Il parco del Krka.

Parco del Krka

Non potevo non iniziare dal mio amato Parco del Krka. In un parco dove la natura fa brillare gli occhi, le sue cascate più piccole si uniscono fino a formare la cascata più bella e maestosa di tutto il parco, Skradinski Buk. E’ qui che potete fare un’esperienza unica, il bagno ai piedi della cascata – vi capiterà in poche altre parti del mondo. Se vi siete persi il post relativo e avete bisogno di ulteriori informazioni per sapere come visitare il Krka, cliccate qui.

2) I laghi di Plitvice.

Laghi di Plitvice

La vera ragione del mio viaggio in Croazia: i Laghi di Plitvice. Ho deciso che la Croazia sarebbe stata la mia meta estiva per combinare un po’ il mare con la natura e devo dire che la scelta è stata azzeccata. I laghi di Plitvice mi sono piaciuti comunque meno del Krka per un semplice fatto: di Plitvice avevo visto foto su foto, su quindi sapevo già cosa aspettarmi. Del Krka invece conoscevo solo luogo e nome, perciò è stata una pura sorpresa. Se volete visitare i Laghi di Plitvice con tutte le informazioni utili, vedetevi il mio ultimo post.

3) Visitare Zagabria e i suoi caffè.

Croazia

I caffè di Zagabria sono un’istituzione. Sono pieni dalla mattina presto alla sera tardi, e non è raro girovagare per più caffè in attesa di trovare un posto libero. Non credevo nemmeno che i Croati avessero un caffè pari al nostro, qualitativamente parlando. La gente si ritrova davanti ad una tazza fumante per parlare di tutto, dalla politica, allo sport, alla moda fino al gossip. Immancabile l’appuntamento del sabato mattina, chiamato Špica (letto Shpitza), quando con amici e parenti ci si ritrova al bar per bere il caffè e parlare di tutto.

4) Sibenik.

Sibenik

La città che mi è piaciuta di più. Appena arriverete a Sibenik, vi chiederete cosa ci sia di tanto bello. Il perchè lo capirete quando passeggerete nel centro storico. Una città dal fascino incredibile, caratterizzata da un continuo saliscendi di strette vie, tra case storiche, ristoranti di pesce e negozi interessanti. E poi, una passeggiata lungo il porto ammirando il mare al tramonto vi darà un senso di pace unico al mondo.

5) Il mare della Croazia.

Croazia

Quel famoso paletto posto dalla mia compagna non lasciava molti margini, Plitivice poi ha fatto il resto. Devo dire che il mare della Croazia è stato una bella conferma, più che una sorpresa. Acqua pulita, limpida, cristallina, con una buona temperatura nonostante fosse settembre. Non sono amante del bagno, non mi piace uscire lesso dall’acqua, ma per il mare croato ho fatto una bella eccezione. Per quel che riguarda le spiagge invece, diventa difficile trovarne di sabbiose, una ce l’ha consigliata la proprietaria del nostro appartamento. Per la maggior parte sono di sassi e ciottoli. Vi basti comunque sapere che i prezzi di ombrelloni e lettini sono molto molto economici – Ve ne parlerò in un post parte. Non stupisce comunque che in molti preferiscano il mare della Croazia a quello del nord Adriatico.

6) Il cibo e in particolare la carne.

Parliamo di cucina: del pesce croato ho opinioni contrastanti. A Sibenik ho mangiato malissimo – sarò stato sfigato, vedete post su Sibeink – in escursione alle isole Kornati invece ho assaggiato un pesce delizioso. Dove non hanno sbagliato un colpo invece è stata la carne. Ovviamente si sente molto l’influenza della cucina balcanica – ma non dite ai croati che sono balcanici perchè vi guardano male, non si sentono tali. Noi l’abbiamo mangiata più volte, e le grigliate per due erano proprio due persone affamate. Ad accompagnare i piatti mancano patatine e salse. Generalmente trovate i classici ćevapčići, bracciole e bistecche, e vi consiglio di accompagnarli con la birra di produzione nazionale, la Karlovačko.

7) I tram blu.

Zagabria

Altra istituzione della capitale Zagabria. Forse meno popolare di quelli di Lisbona, i Tram Blu di Zagabria credo meritino un giro almeno, giusto per provare l’emozione e dire “ci sono stato”. Partono dalla stazione della piazza principale, Trg Ban Jelacic,  e collegano le zona principali della città bassa. Restano comunque il mezzo urbano più utilizzato dai cittadini. E sono pure belli da fotografare

8) Città storicheCroazia

Una nazione ricca di storia. Una storia che si vede tra le vie delle varie città croate. Rijeka, Zagabria, Sibenik, Nin, Zara sono quelle che ho visto io, ma ce ne sono molte altre. Sul mare si sente molto l’influenza del dominio Veneziano, più a nord, verso Zagabria e altre città, l’influenza Asburgica. Senza contare poi le città della costa dalmata del sud, come Spalato e Dubrovnik. Se vi piacciono le città storiche, la Croazia non vi deluderà. – La foto qui sopra è stata scattata a Nin.

9) L’organo sul mare.

Che suono fa il mare? Troppo facile dire il fruscio delle onde. A Zara c’è una scalinata che da sul mare, un’opera di ingegneria e allo stesso tempo un’opera d’arte dell’architetto Nikola Bašić. Appoggiate l’orecchio in uno dei tanti buchi e ascoltate. In questo caso il suono del mare è una delle sette note, create dall’infrangersi delle onde su una delle 35 canne d’organo installate sotto la scalinata. Non sarà un concerto vero e proprio ma l’organo sul mare crea una piacevolissima melodia, bella da ascoltare 24 ore su 24.

Zara

10) Le isole Kornati.

Se avete una giornata in più da spendere e volete visitare un’altro parco nazionale, allora vi consiglio il Parco Nazionale delle Isole Kornati (Coronate in Italiano). Visitabile esclusivamente in barca, scegliete l’escursione che più vi si adatta al porto di Zara e partite alla scoperta di queste meravigliose isole. Il tempo ci ha aiutato e ci siamo pure fermati a fare il bagno in una baia dai colori azzurri incredibili. Ve ne parlerò più avanti in un post a parte.

Croazia

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Laghi di Plitvice

Come visitare i laghi di Plitvice: consigli e suggerimenti su come vedere il parco più bello della Croazia

Lo confesso: i Laghi di Plitvice sono stati il motivo del mio viaggio in Croazia. Poi c’è stata la spiaggia, la natura del parco del Krka e le città . Ma la ragione che mi ha spinto in Croazia sono stati loro.

I laghi di Plitvice si trovano a pochi chilometri dal confine con la Bosnia Herzegovina, e sono stati tristemente famosi per aver segnato l’inizio della guerra dei Balcani degli anni ’90, quando i bosniaci invasero il parco e presero in ostaggio le guardie, scatenando così la reazione della futura nazione Croata.

Caratteristiche dei Laghi di Plitvice.

Il Parco dei Laghi di Plitvice, o Plitvice Jezera, si sviluppa su 296 chilometri quadrati e si divide in due parti, i 12 laghi superiori e i 4 laghi inferiori. Si parte da 636 metri di altitudine e si scende fino a 475 metri. Il Parco è considerato il più bello di tutta la Croazia e uno dei più belli di tutta Europa. E’ visitabile in tutte le stagioni, ma si dice che il periodo migliore sia quello tra Aprile e Maggio, quando lo scioglimento delle nevi fa si che i laghi siano carichi di acqua, alimentando così le cascate.

Particolare molto interessante è che a differenza del Krka, Plitvice ha anche delle parti nascoste: molti laghi sono collegati tra loro non da cascate ma da piccoli canali sotterranei che alimentano il lago successivo. Al Krka però si può fare il bagno, qui no.

I percorsi

Ci sono vari percorsi segnalati da cartelli appositi. Si distinguono per lettere: A, B, C, E, F, H, K. Si va da un minimo di 2-3 ore per il percorso A, che copre solo una parte dei laghi, quindi non li vedrete nemmeno tutti, ad un massimo di 6-8 ore per il percorso K, che copre tutti i punti più interessanti del parco.

Per gli amanti dell’escursionismo, c’è un sentiero di 18 chilometri che è esterno ai laghi.

Ci sono due entrate, l’ingresso 1, che è quello dalla parte dei laghi inferiori, e l’ingresso 2 che si trova ai piedi dei laghi superiori. Noi siamo entrati da quest’ultimo.

Una volta entrati, potrete seguire le indicazioni e prendere il treno che vi porta fino in alto, dove poi con un percorso a Zig-Zag scenderete fino ai piedi dei laghi. I laghi superiori sono senza dubbio la parte più bella: ci sono molte cascate, laghi un po’ piccoli ma dall’acqua color verde e anche qualche animale, papere in primis. Terminata la visita ai laghi superiori, un battello vi farà attraversare il lago e giunti sull’altra sponda potrete visitare la seconda parte del parco.

I laghi inferiori hanno due punti molto interessanti: la prima è la Cascata Gigante, o Veliki Slap, un salto di 78 metri di una cascata considerata la più bella e maestosa Plitvice. Per raggiungerla occorre deviare dal sentiero principale e seguire le indicazioni. L’altro è un punto panoramico quasi alla fine del percorso, in cui si arriva grazie ad una salita con dei tornanti, ma che regala una vista mozzafiato sui laghi sottostanti.

Che ci crediate no, ci abbiamo messo 7 ore per completare il giro e li abbiamo visti praticamente tutti. E’ stata una sfacchinata per cui è valsa davvero la pena. Noi alla sera eravamo KO, nostra figlia ad un certo punto dei laghi superiori voleva gettare la spugna e tornare a casa – come non lo so -. Alla fine quell’attraversata di 10 minuti in battello, le ha permesso di recuperare energie. Inoltre la promessa di un gelato ha fatto il resto e l’ha convinta ad arrivare alla fine.

Visitare i laghi con i bambini.

Visitare i laghi di Plitvice coi bambini è fattibile, a patto che non lo facciate col passeggino. Il percorso è composto per la maggior parte da passerelle in legno con delle fessure tra un’asse e l’altra e il peso del bambino a noi ci ha fatti bloccare più volte con le ruote incastrate. Inoltre la larghezza è per due persone, quindi magari il passeggino può dare un ingombro maggiore e causare dei disagi a chi viene dalla direzione opposta. Il percorso comprende anche molti scalini, e dover sollevare il passeggino, magari col bambino che dorme, può non essere una toccasana per le vostre braccia. Io suggerisco degli zaini porta bimbi con sedia rigida oppure dei marsupi. Riuscirete ad evitare dei grossi problemi ed avere le braccia utilizzabili a fine giornata.

Laghi di PLitvice

Dove mangiare, dove dormire e costi generali.

Immagino vogliate sapere dove dormire, dove mangiare e quanto si spenda in generale. Prima un breve consiglio: evitate di vedere laghi in giornata e poi dover fare due-tre ore di auto per tornare indietro. Al massimo arrivate in mattinata, e poi dormite in zona. Di alloggi vicino al parco ce ne sono a non finire. Noi arrivavamo da Zara e ci siamo fermati qui due notti, una scelta azzeccata

Su suggerimento di un’amica abbiamo dormito presso House Palijan, a Rakovica, spendendo in quattro 67.50€ a notte, 135€ in tutto. Si trova a 15 minuti di auto dall’ingresso 2. Dado, il proprietario che parla anche un po’ di Italiano, fa il pompiere dentro il parco e quindi vi saprà dare utili consigli, come ha fatto con noi.

Il costo del parco: abbiamo speso 300 Kune, circa 40€. Da 0 a 7 anni gratis, da 8 a 17 metà prezzo. Adulti 150 Kune. Stranamente però la Signora non ha fatto pagare mia figlia, che di anni ne ha 8. All’interno ci sono dei bar dove vendono panini, gelati e caffè, i prezzi non sono esagerati, ma vi consiglio una spesa in un supermercato e di entrare coi panini pronti.

Se vi fermate a Rakovica a dormire, per mangiare c’è un posto, si chiama Marko, davvero molto buono, la carne poi è eccezionale e in quattro abbiamo speso sui 50€, con bevande e dolci inclusi. Ah dimenticavo. Qui ho visto il cielo stellato più bello della mia vita, e la via lattea si vede a occhio nudo.

Laghi di Plitvice

Spero possa esservi stato tutto d’aiuto. Ricordate: Plitvice in sè merita il viaggio.

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Parco del Krka

Come vedere il parco del Krka e cosa visitare nella città a Sibenik, anche coi bambini.

Non userò tanti giri di parole. Il parco del Krka e la città di Sibenik sono state le due cose più belle del nostro viaggio in Croazia.

Due meraviglie, una naturale l’altra storica, a cui vi direi tranquillamente di non rinunciare se andate in Croazia. E se state venendo fin quaggiù solo ed esclusivamente per queste due bellezze, beh allora fate proprio bene. E soprattutto, non siete folli nel voler percorre tanti chilometri solo per due attrazioni.

Parco del Krka

Come visitare il Parco del Krka.

Il parco del Krka è facilmente raggiungibile in auto da Zara, città dove abbiamo affittato un appartamento per 5 notti. Tra Zara e il parco ci sono 88 km, percorribili in poco meno di un’ora. Per raggiungerlo, prendete per Sibenik-Spalato e uscite a Sibenik. Al primo incrocio girate a sinistra.

La parte che di solito si visita è una zona percorribile in 3-4 ore a piedi, ma il parco copre una zona molto più ampia, pari a circa 11000 ettari, quindi ci vorrebbe molto più tempo per coprire tutta l’area.

Il parco dispone di vari ingressi, ma vi suggerisco di entrare dal più comodo e vicino, quello di Lozovac, dove troverete parcheggio gratuito e degli autobus che vi porteranno fino alle prime passarelle.

Alla biglietteria potrete trovare delle piantine – anche in Italiano – con il personale che vi spiegherà come vedere le zone principali. Il vostro percorso inizierà con una discesa e vari tornanti, percorsi in autobus, che vi porterà fino ad un piazzale. Qui scenderete e potrete iniziare la vostra passeggiate.

Parco del Krka

L’inizio potrebbe sembrare noioso: si inizia passando tra qualche albero e tra qualche cascatella con anatre che nuotano nei paraggi. Ma quando si scende verso il basso il percorso si fa più interessante.

La parte più bella è quella fronte alla cascata conosciuta come Skradinski Buk. E’ la cascata finale, nonchè la cascata più bella e scenica di tutto il parco, data dalla confluenza delle cascate precedenti.

Più che una meraviglia naturale sembra un’opera ingegneristica della natura trasformata in dipinto. Una serie di scalini giganteschi ricoperti d’acqua cadente, dove una volta arrivati lì davanti non si può far altro che sedersi o appoggiarsi ad un albero e ammirare quel quadro animato. Madre natura, quando ha dato il meglio di se, lo ha dato qui.

Skradinski Buk è famosa anche per la possibilità di fare il bagno nella piscina antistante. Quest’ultima, creata naturalmente e delimitata da un cordone di sicurezza, permette di immergersi nelle acque gelide. Il fondale è roccioso e quindi le scarpette o i sandali sono raccomandati. Vietatissimi i tuffi.

Una volta terminato il bagno, di solito ci si ferma sotto gli alberi per mangiare. Ci sono anche dei bar ma i prezzi non sono proprio così economici.

Quando risalite per andare verso l’uscita percorrendo le scalinate, vi suggerisco di affacciarvi sulle cascate per vederle da vicino. Arriverete poi in un punto dove vi troverete ad ammirare il complesso di cascate dall’alto, una vista davvero scenica e spettacolare con un mulino sulla destra.

Parco del Krka

Il giro per il novanta percento dei visitatori termina qui. C’è chi, attraverso un battello, va a visitare anche le comunità che vivono nella zona del parco, il monastero di Burnum e le fortezze medievali. A voi la scelta.

Visitare la città di Sibenik.

Se c’è una città che mi ha colpito più di tutte è stata Sibenik, conosciuta anche come Sebenico. Si affaccia su una baia ed un unico canale che la collega all’Adriatico.

All’inizio non l’avevo considerata nel nostro itinerario, ora che l’ho vista, penso che se l’avessi saltata me ne sarei pentito amaramente. Terminiamo la visita al Krka nel tardo pomeriggio, quindi arriviamo a Sibenik quasi al tramonto.

Potreste pensare che state perdendo tempo quando ci arrivate. Palazzi anonimi e brutti vi accolgono in periferia. Lasciateli alle spalle e dedicatevi al centro cittadino. Trovate parcheggio dove potete (poco distante dal porto ce n’è uno che costa anche poco).

La città si sviluppa in un continuo saliscendi di vie strette e vecchie. Non preoccupatevi, perdetevi tranquillamente, poi per ritrovare la strada puntate verso il basso, arriverete senza problemi.

Le attrazioni principali sono: la Cattedrale di San Giacomo, a pochi passi dal porto, La fortezza di san Michele, da cui si vede tutta la città – purtroppo mentre noi arriviamo stanno chiudendo – e il porto stesso. Qui in particolare, al gente cammina rilassata, ammirando il sole che si nasconde dietro alle colline sul mare, regalando tramonti da favola.

Pensavo di regalare anche un cena memorabile ai miei compagni di viaggio ma la cena ce la ricorderemo per non essere stata all’altezza delle aspettative: il mio risotto di pesce è pieno di aglio, gli spaghetti anzichè avere gli scampi hanno i gamberetti. Peccato. Ciò non toglie che la giornata ce la siamo comuque goduta.

Quanto costa il parco del Krka e mangiare a Sibenik.

Come detto la Croazia è un po’ più economica rispetto a noi. Il costo per l’ingresso al Krka è di 300 Kune, circa 40€. Siamo due adulti e due bambini.

Mentre mangiare al porto costa sui 35€. Vi ricordo che io ho mangiato male e non è un modo per sconsigliarvi di andarci. Io penso solo di essere capitato nel ristorante sbagliato. Voi magari sarete più fortunati di me.

Dovete visitare entrambi con figli piccoli al seguito, vi anticipo già che il tutto è abbastanza semplice, non dovete preoccuparvi. In particolare al Krka, girare per il parco e tra le passerelle è abbastanza agevole. Forse un po’ più complicato durante la risalita.

Parco del Krka

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Occhio di Allah

La leggenda dell’occhio di Allah. La superstizione in Turchia come parte della vita quotidiana.

Girovagando per Bodrum, durante la nostra giornata di shopping nel nostro viaggio in Grecia con puntantina in Turchia, abbiamo avuto modo di entrare in contatto con un aspetto della vita quotidiana che non conoscevo: la superstizione. Passeggiando tra le vie della città, ci siamo imbattuti in molti negozi che vendevano dei cosiddetti “portafortuna” a forma di occhio di colore azzurro, conosciuto come l’Occhio di Allah.

Turchia

Durante la mattinata, più volte i venditori avevano cercato di vendercene almeno uno, soprattutto perchè all’epoca avevamo una “small child“. Dopo varie insistenze da parte loro, nel pomeriggio ci siamo fermati e abbiamo chiesto cosa fosse. “E’ una amuleto contro il Nazar“. Non capisco cosa sia il Nazar, il venditore non riesce a tradurre la parola in inglese ma ok, ne prendiamo qualcuno, uno per noi, gli altri da regalare ad amici e parenti. Nel frattempo il commerciante, nel suo l’inglese maccheronico, inizia a raccontarmi una storia che non capisco molto bene ma che parla di una roccia, di persone e di un uomo, e che cerco di riassumere e ricordare per i posteri.

Occhio di Allah

L’acquisto l’avevo fatto più per insistenza che per interesse, e per ovviare alla solita calamita regalo. Una volta tornato a casa mi ero promesso di documentarmi sull’occhio di Allah. Ma qualche mese dopo il nostro rientro, l’occhio si rompe, facendo cadere la curiosità e l’interesse per l’amuleto e per la parola Nazar in un cassetto. Un cassetto che riapro qualche anno dopo e qualche giorno fa. Sfogliando le mie foto nell’hard disk, per pubblicarne qualcuna su Instagram, mi imbatto in alcune foto che avevo scattato proprio all’Occhio.

L’occhio di Allah tra leggende e colori.

Come primo passo, ritorno con la mente alla storia che mi raccontava il commerciante: scopro dapprima che il Nazar è il malocchio e l’occhio è un amuleto per proteggersi dal Nazar stesso. Peccato che l’origine del nome non sia legato ad alcun significato religioso ma ad una leggenda, e me la stava raccontando proprio il commerciante: un gruppo di cento uomini non riusciva a spostare una roccia che si trovava in riva al mare. Chiamarono un uomo, famoso per avere la capacità di lanciare il malocchio, il quale la fece esplodere semplicemente dicendo “Che roccia grande!” – non chiedetemi cosa c’entri Allah con la leggenda della roccia perchè non l’ho ancora capito. Io lì per lì non ci avevo dato peso a questa storia, anche se l’avevo ascoltata con moderato interesse. Ma dopo alcune ricerche riesco a capire e ricostruire ciò che mi stava raccontando sotto il sole turco.

Probabilmente l’amuleto prende la sua forma di occhio perchè in contrasto col malocchio, letteralmente occhio malevolo. Gli occhi sono lo specchio dell’anima, ma secondo alcune culture, sono anche la porta di uscita dei pensieri positivi e negativi delle persone. Quindi un occhio positivo – l’amuleto – che contrasta un occhio negativo – quello dell’uomo.

Occhio di Allah

Il colore blu invece è dovuto a due ragioni: nelle popolazioni dell’Egeo, in particolare Grecia e Turchia, si crede che il blu sia in grado di respingere la sfortuna. Inoltre, è un modo per esorcizzare la sfortuna stessa, portata dalle persone che nell’area nascono con gli occhi azzurri – i nativi della Turchia e della Grecia sono in pochi con gli occhi chiari ed averli è un evento sfortunato, secondo la credenza locale. Questo perchè gli occhi chiari sono associati alle popolazioni nordiche, popolazioni solite a complimentarsi anche coi bambini, cosa che in Turchia non si dovrebbe fare, per tradizione.
Secondo una credenza turca, ricevere molti complimenti significa che chi si sta complimentando con te è invidioso di ciò che hai. Anche se i complimenti, inclusi quelli ai bambini, sono benevoli, inconsapevolmente c’è sempre una piccola dose di invidia, quindi malocchio. Collegato a questo c’è anche un’altra leggenda turca, che narra di un bambino ammalatosi dopo aver ricevuto troppi complimenti, salvato solo dall’amuleto, una volta che gli fu messo accanto. L’amuleto si è molto diffuso e, per la popolazione turca, non è raro apporre un Occhio di Allah sul passeggino, sui vestiti del bambino, sul grembiule di scuola ma anche nelle case o come semplice ornamento nelle donne – ora capisco perchè insistevano tanto a vendermi un Occhio dicendomi “You got small child“. L’Occhio di Allah fa quindi parte della vita comune della popolazione turca.

Occhio di Allah

Ritornando a qualche giorno fa, cercando un po’ qui e un po’ là e riassemblando le informazioni di cui ero a conoscenza dopo la storia del commerciante, scopro che l’Occhio serve a esorcizzare ed assorbire tutti i pensieri negativi che ti vengono “lanciati” addosso. Una volta arrivato al limite della sua capacità, l’occhio si rompe, come ha fatto il mio. Ebbene sì. Si è rotto, anche se non ricordo come. Che mi abbia protetto? Non lo so, ma dopo questo post, mi piace pensare di sì.

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Croazia

Viaggio in Croazia: considerazioni ed informazioni generali.

Il viaggio in Croazia che ho appena concluso posso dire che non sarà certo il viaggio che mi ha cambiato la vita, ma è stato un viaggio che ha soddisfatto le mie attese e le ha superate per il resto della mia famiglia.

Il nostro viaggio in Croazia è durato 11 giorni, dal 2 al 13 Settembre.

In questo on the road abbiamo sperimentato un modo di viaggiare leggermente diverso rispetto a come eravamo abituati. Ci siamo sempre organizzati tutto da soli prima della partenza, dagli aerei alle auto agli alloggi fino a cosa vedere durante le nostre giornate. Questa volta, invece, non avevamo problemi né di aerei né di macchina – siamo venuti fin quaggiù con la nostra auto – mentre per gli alloggi e l’intero itinerario abbiamo improvvisato: avevamo prenotato una notte a Rijeka e cinque a Zara, ma cosa vedere e il proseguimento del nostro viaggio sarebbe stato deciso in loco. È stata una scelta un po’ voluta perché volevamo sperimentare questo nuovo tipo di viaggiare, ma anche un po’ dettata dal tempo atmosferico: non volevamo organizzare tutto e magari dover vedere i parchi sotto la pioggia (che poi non abbiamo mai trovato). Ci siamo affidati alla nostra Lonely Planet Croazia per decidere cosa vedere, il quando lo abbiamo stabilito durante il soggiorno.

Croazia

Da buon viaggiatore ho imparato una cosa nuova, o meglio, ne ho avuto la conferma: non sempre prenotare prima significa risparmio. Alloggi che un mese prima trovavo a un prezzo, a una settimana dal mio arrivo per quella destinazione li ho trovati a 20€ a notte in meno -un attimo di pazienza e vi spiegherò tutto.

Come vi ho già detto è stato un viaggio che ha soddisfatto le mie attese. Sapevo cosa mi aspettavo, e l’ho trovato. Spiagge pulite e poco affollate, parchi naturali unici al mondo, città trasudanti storia da esplorare con gli occhi curiosi di un bambino. Piuttosto, la Croazia ha superato le attese per le mie due donne di casa. Non erano molto convinte della mia scelta, ma nel giro di qualche giorno si sono ricredute, specie quando hanno visto il mare cristallino delle coste Croate. Hanno già dichiarato di voler tornare. Loro, non io. Non perché non mi sia piaciuta, ma semplicemente perché vorrei vedere dell’altro. Chissà che tornino loro, così per me sarà la volta buona di quel famigerato viaggio da solo.

Croazia

Detto questo, è giunto il momento di parlarvi un po’ in generale di questa nuova mia avventura.

L’itinerario, gli alloggi e i costi.

Il nostro itinerario è stato questo:

2/9 Rijeka, 1 notte, appartamento, 50€

3/9 – 8/9 Zara, 5 notti, appartamento 418€

8/9 – 10/9 Laghi di Plitvice, 2 notti, appartamento, 135€

10/9 – 13/9 Zagabria, 3 notti, appartamento, 140€.

Nota a margine: per i Laghi di Plitvice originariamente avevo trovato, a fine luglio, due notti a 171€. Per Zagabria invece 200€ circa, sempre fine luglio. I periodi più o meno erano gli stessi in cui ho soggiornato. Fatevi due conti e vedete quanto ho risparmiato. Il motivo comunque c’è: se vai fuori stagione sicuramente trovi posto e quindi pur di vendere si abbassano i prezzi, se ci vai in alta stagione, si massimizza.

A Zara inoltre, abbiamo approfittato per visitare: il parco del Krka, Sibenik, Pago e le isole Kornati.

Cibo e prezzi in generale.

Dimenticate la frase “in Croazia costa molto meno che da noi” – quella ormai è una leggenda – e modificatela in “costa un po’ meno che da noi”. Giusto per fare qualche esempio, la benzina è circa a 1.20€ al litro, il GPL addirittura è più caro, di qualche centesimo. Qui costa 0.65€-0.70€ al litro. Il caffè tra 0.80€-1.00€ ma con bicchierone di acqua annesso – non a Zagabria e Plitvice.

Abbiamo mangiato svariate volte fuori. Una sera un hamburger, un’altra una pizza, un’altra pesce. Resto della mia idea: il cibo italiano non lo batte niente e nessuno, per qualità. Il fatto che mi si dica “in Croazia si mangia il pesce buono” , può essere vero, ma mi sono trovato a mangiare al porto di Sibenik, un risotto di pesce dove il pesce era per lo più calamari e qualche gamberetto riempiti di aglio, e uno spaghetti con gli scampi che era un piatto di spaghetti alla panna e con gamberetti. Per i bambini un piatto di gnocchi. Ho speso 35€, incluse bevande e il caffè, in una location che posso definire benissimo da sogno. Non ho fatto scenate – non le amo -, ho pagato, ringraziato e ce ne siamo andati, consapevoli che se fossimo stati in una località di mare italiana, quei soldi non sarebbero bastati (ah, non vi addebitano il coperto). Questo per quanto riguarda la costa. Nell’entroterra invece ho mangiato carne. Tanta e buona, innaffiata da varie birre , tutte molto leggere. E a Zagabria pure lo street food.

Doveste mangiare a casa, come abbiamo fatto più di qualche volta, la spesa al supermercato costa decisamente meno, da noi quello che prendete con 50€ qui lo prendete con 30€.

In generale insomma, quasi tutto costa meno, diciamo che se siete in 4, pagherete da 10€ a 30€ meno a seconda di che cosa prendete. Ma non pensate di trovare i prezzi stracciati di una volta. La Croazia si è ormai sviluppata e si è aperta al turismo. Le infrastrutture sono molto buone – strade, autostrade, trasporti e alloggi – e i prezzi ancora abbordabili per tutti. Ma non so quanto durerà ancora.

Acqua azzurra, acqua chiara.

La costa Croata si presenta per lo più come rocciosa e frastagliata. Spesso gli accessi alle spiagge sono difficili. Possono essere isolate, alla fine di lunghe strade in discesa. In particolare, qui di sabbia ce n’è pochissima. Ne consegue che l’acqua è talmente limpida e pulita che il fondale si vede anche a svariati metri. Nel mio Veneto un mare del genere ce lo sognamo e l’acqua croata può tranquillamente fare invidia a quella dei Caraibi. Non a caso in molti dal Friuli e dal Veneto vengono qui in vacanza. In molti hanno una barca di proprietà, ormeggiata in una delle tante baie. Altri vengono qui direttamente dall’Italia semplicemente per la qualità del mare. E li capisco perfettamente.

Meraviglie naturali.

Se siete amanti della natura la Croazia fa per voi. Al di là delle spiagge – ve ne parlerò in un post a parte – due luoghi su tutti sono imperdibili: i laghi di Plitvice e il parco del Krka. I costi paragonati alla bellezza di questi due luoghi sono irrisori. Ma sono bellezze naturali che comunque non hanno prezzo. Se doveste un giorno decidere di venire a vedere uno dei due o entrambi, e decidiate di venire solo ed esclusivamente per questi due parchi tralasciando tutto il resto, sappiate che non è follia, è solo sana pazzia che verrà ben ripagata. A Plitvice ho anche avuto modo di vedere il cielo più bello della mia vita – finora.

Le città.

Le città che abbiamo visto lungo il nostro itinerario hanno molto di storico. Tutte hanno subito influenze veneziane – quelle sul mare – o Asburgiche – Zagabria. Prendetevi una giornata a per ogni città e perdetevi tra le loro vie, cercando angoli nascosti o scorci unici. Non ve ne pentirete.

Croazia

Purtroppo il nostro viaggio si è concluso un po’ repentinamente: dovevamo stare almeno fino al 13, e poi estendere di una o due notti. Per motivi burocratici in Italia siamo dovuti rientrare e non siamo potuti fermarci alle Grotte di Postumia. Peccato, ma sarà l’occasione per tornare in Slovenia in poco tempo.

Rimanete sintonizzati per i prossimi post sul mio viaggio in Croazia.

Nel frattempo vi ricordo sempre i miei account IG, FB e TW e se vi va di seguirmi.

A presto

Croazia

Next stop: Croazia.

L’ho dichiarato il mese scorso sui social e come molti di voi sapranno – se mi seguite lo sapete già, ma se non mi seguite fatelo! – la prossima meta sarà la Croazia.

Strano ma vero, è un viaggio per cui non ho l’ansia da partenza. Ho delle cose da sistemare in casa quindi la testa è più che altro a come preparare il tutto nel mese pre-partenza piuttosto che a organizzare l’itinerario – che comunque a grandi linee ho già studiato. Non ho nemmeno la “febbre del Canada” dell’anno scorso, dove nella parete della camera da letto segnavo le classiche sei stanghette verticali e una orizzontale a mo’ di carcerato, in attesa della data fatidica. E non sto neanche fracassando i maroni a tutti con la solita menata “Non vedo l’ora di partire” – amici e parenti ringraziano vivamente. Per questo viaggio in Croazia attendo molto più tranquillamente la partenza – che dipenda dal fatto che non prendo un aereo? 🤔. Ciò non toglie che sia felice di partire. Un viaggio è sempre un viaggio, che sia dopo il confine del tuo Stato o dall’altra parte del mondo.

La scelta della destinazione.

Premesso che il 2018 l’ho tenuto per viaggiare molto low cost in mete poco distanti – questo per risparmiare in attesa di un nuovo viaggio a lungo raggio -, cercavo una meta economica per le vacanze estive.

Di solito, quando affronto l’argomento con la mia dolce metà sul prossimo viaggio inizio sempre con “Parliamo seriamente…”. Ne segue uno scambio di battute che fa più o meno:

Silvia: “Ocio ocio (frase dialettale per dire occhio, attenzione)”

Luca: “Dove andiamo in ferie quest’anno?”

Silvia: “A casa!”

Luca: “Bene, finalmente un viaggio da solo!”.

A questa risposta cambia opinione e decide di venire con me.

Quest’anno, mio malgrado, ho deciso di affrontare l’argomento al momento della preparazione della cena. Momento sbagliatissimo! La discussione è stata affrontata in cucina molto tranquillamente fino a quando, io seduto a tavola, lei in piedi davanti alla cucina, mentre taglia la cipolla si gira di scatto e mi dice:

“…e che non pensi di farmi fare 2000km come l’anno scorso nel tuo cazzo di Canada! Quest’anno voglio andare in spiaggia!”

Il tutto agitandomi davanti al naso un coltello di 20 centimetri con la faccia di Jack Nicholson, mentre si prepara a sfondare la porta del bagno con l’ascia all’Overlook Hotel.

Ora, voi maschietti mi capite bene. Avevo scelta davanti a una donna armata? Bene, l’unico paletto era stato stabilito.

 

Croazia
Uno dei paletti posti per la decisione della nostra prossima meta

Le mie idee principali erano Portogallo, sud della Spagna o nuovamente Grecia. L’idea di fare un viaggio a costo molto ridotto mi ha fatto optare quasi subito per il fatto che gli aerei per quest’estate li avrei solamente guardati. E così sarà.

Cercare una meta low cost con spiaggia, mare e poco lontana mi faceva pensare a quattro luoghi: Liguria, Toscana, Costa Azzurra e Croazia – avevavo valutato anche le Marche, ma le ho escluse per tenere solo 4 papabili mete. Terrò le Marche per un’altra volta. Ho scelto la Croazia perché qui in Veneto ci sono praticamente andati tutti tranne io, e soprattutto perché c’è una cosa che più di tutte sento il bisogno di vedere: i laghi di Plitvice.

L’itinerario.

Una volta stabilita la meta, ho acquistato la mia nuova Lonely Planet Croazia per organizzare il viaggio. Ho già stabilito più o meno cosa vedere, ma ci sono delle incognite. Ovviamente sarà un on the road, come al mio solito, ma non so quanti giorni durerà, anche se sarà nel range da 10 a 13 giorni di viaggio.

La prima notte la passeremo a Rjeka, o Fiume, più che altro per spezzare il viaggio in macchina, in quanto la tappa successiva sarà Zara, in Costa Dalmata – risparmiate la solita battuta sui vestiti.

Zara

Qui staremo 5 giorni. Sicuramente sfrutteremo la spiaggia, visiteremo l’isola di Pag, e poi improvviseremo.

Trovandoci a Zara, saremo a un’ora dal parco del Krka e da Sibenik, a due dai laghi di Plitvice. A seconda di come sarà il tempo atmosferico, confidando che sia bello, decideremo quale luogo visitare prima e quale dopo e se dormire o ai laghi o a Sibenik. Poi vorremmo andare a Zagabria per qualche giorno e rientrando ci vorremmo fermare in Slovenia – so già dove ma non ve lo dico.

Questo più o meno sarà l’itinerario. Manca solo qualche giorno alla partenza, spero di divertirmi e allo stesso tempo di rilassarmi un po’. Se avete dei consigli da darmi o qualcosa che non mi posso assolutamente perdere, lasciatemi pure un commento qui sotto.

Ah dimenticavo, seguitemi sui miei account Instagram, Twitter e sulla mia pagina Facebook. A presto.

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Le foto del mare sono della nostra amica Maddalena, che è tornata due settimane fa dopo venti giorni di relax. Grazie per le foto e i consigli 😉

Cascate del Niagara

Consigli e informazioni su come fare e come vedere le cascate del Niagara.

Ultima tappa del nostro tour Canadese. Si concluderà alle Cascate del Niagara, che non potevo certo saltare. Sebbene siano il luogo più turistico di tutto il Canada – lo scoprirò in seguito -, la visita andava comunque fatta. Anche perché l’avevo promessa alla mia piccola e non potevo più tirarmi indietro.

Niagara

Avevo già deciso tutto su come andare da Toronto alle Cascate del Niagara. E quindi quando mi chiedono come ci arriviamo rispondo con la risposta che mi ero preparato da tempo: “Non lo so!” – Praticamente sapevo di non sapere -. Stupore tra i presenti mentre io sorrido. Se per tutto il viaggio avevo organizzato a tavolino come muovermi tra le varie città, qui non sapevo come sarei giunto fino a destinazione. Ero stanco di programmare e organizzare. Spazio all’improvvisazione. Ci avrei pensato quando sarei stato a Toronto.

E quindi una sera, mentre ero nel mio bell’ appartamento a Toronto, mi metto a cercare i biglietti del treno, dell’autobus e il costo di un’auto. Le soluzioni sono molteplici. Così opto per la soluzione che non avevamo ancora utilizzato: l’autobus. Ci rechiamo il giorno prima della partenza alla stazione Toronto Coach Terminal, poco fuori downtown, e chiediamo informazioni al banco della Greyhound, compagnia di bus molto diffusa in Nord America. Chiedo il costo di quattro biglietti per Niagara Falls. La bigliettaia mi guarda e non capisce. Ripeto: N-I-A-G-A-R-A. No, forse sbaglio: Naiagara! “Oh! You want Nàigra Falls!”. Si quelle là! Brava ciccia! Capisco quindi che la mia pronuncia non è così buona e la signora, che aveva capito benissimo dove volevo andare, trova un modo gentile per correggermi. Acquisto quattro biglietti da Toronto a Niagara e altri quattro da Niagara all’aeroporto Toronto Pearson International.

Il giorno dopo, con stracci e bagagli, siamo a bordo. I bus della Greyhuound sono comodi, confortevoli, dotati di wifi che non sempre funziona e talvolta soggetti a ritardi. Arriviamo all’orario stabilito a destinazione, al terminal che si trova in periferia delle cittadina da cui le cascate prendono il nome.

Dopo una lunga serie di appartamenti, era giunta l’ora di utilizzare un hotel. Premesso che opto nove su dieci per l’appartamento, – qui vi ho spiegato il perchè – questa volte la scelta ricade sull’hotel, uno tra i più economici di Niagara. Vi parlerò poi di costi, ma non vi nascondo che è stata una pessima scelta. La camera non era nulla di eccezionale ma la colazione era proprio scarsa.

Niagara, una piccola Las Vegas.

Se gli USA hanno Las Vegas come luogo di perdizione e gioco d’azzardo, in Canada si può affermare che la città più simile a Sin City sia proprio Niagara. Al di là delle cascate, di naturale non c’è niente altro. Sono sorti alberghi di tutti i tipi, ma solo in pochi hanno rinunciato alla possibilità di avere un casinò al suo interno. Sono per le più strutture fatiscenti che di notte sono illuminate di mille colori. La stessa via centrale di Niagara è caratterizzata da giostre e case dell’orrore. L’unica vera alternativa naturale si trova al di fuori della città, ed è la zona vinicola, dove è facile organizzare un tour enologico della zona: grazie all’azione mitigatrice dei laghi, la zona si presta alla produzione del vino. In città si sussurra che Niagara sia “For newlyweds and almost deads” – per novelli sposi e quasi defunti. Effettivamente si notano molte comitive di anziani e coppie in luna di miele. In numero minore si vedono anche le famiglie coi bambini, ma da queste parti si stanno attrezzando anche per loro.

Niagara

Il tipo di turismo qui è “mordi e fuggi“: una notte in hotel, una visita di un paio d’ore e poi si possono salutare definitivamente le cascate. Ovviamente il turismo di questo tipo si presta a prezzi molto elevati.

Cosa vedere a Niagara.

L’attrazione principale sono le cascate, manco a dirlo. Tre salti d’acqua di 52 metri di altezza: due sul lato Americano, la American e la Bridal, e una sul lato Canadese, la Horseshoe. Se le americane sono più limpide, perchè l’acqua scorre via e quindi si può vedere il salto per intero, quella canadese è più bella e scenica ma ha una nuvola di umidità che staziona proprio di fronte il salto d’acqua, non permettendone l’intera vista. Vedere le cascate da Niagara Parkway, la strada che costeggia il fiume Niagara, è il modo migliore e anche quello più economico. Ci sono altri modi di vederle, ma sono a pagamento: uno è quello di vederle da sotto, attraverso una scalinata. L’altra è con una barca da circa settanta posti, percorrendo il fiume a ritroso e ammirando le americane di lato e la canadese di fronte. Due modi diversi di ammirare la forza dell’acqua.

La parte migliore però è di sera, quando dei fasci di luce illuminano le cascate con varie tinte, colorandole anche coi colori dei rispettivi stati di appartenenza. Le insegne colorano la via principale, illuminando bar, casinò, ristoranti e giostre. Le cascate, oltre che visibili nei modi che vi ho elencato precedentemente, si possono visitare anche in elicottero oppure dall’alto di una torre. Inoltre potete lanciarvi da una zip line che arriva fino a un centinaio di metri dalla cascata canadese.

La questione costi.

Immagino che molti di voi vorrebbero visitare le cascate, che siate sia sul lato canadese che su quello americano. Per raggiungerle da Toronto e da Niagara all’aeroporto Pearson Interntional il costo è di 70 dollari a tratta con Greyhound. Se non avete fretta va bene l’autobus, ma se dovete prendere un aereo o avete poco tempo allora ve lo sconsiglio perchè a volte i ritardi possono essere non indifferenti – 1 ora per arrivare al Pearson. Ci sono anche dei treni, ma sono soggetti a cambi, oppure prendetevi un’auto a noleggio – sconsiglio vivamente di guidare a Toronto.

L’albergo ci è costato 130 dollari per una notte, con colazione veramente povera – uova, bacon, pancakes e pane tostato. In altri hotel statunitensi e canadesi ho speso meno e avuto di più. E soprattutto, abbiamo dovuto attendere fuori dalla sala colazione perchè non c’era posto disponibile – hotel da circa 100 camere, sala colazione da 15-20 posti. I prezzi sono conseguenza del tipo di turismo e quindi molto elevati. Parliamo di 200-300 dollari a notte. Spulciate per bene se cercate un hotel.

Infine i costi per vedere le cascate stesse. Gratuito da Niagara Parkway, se volete vederle da sotto attraverso la scalinata i prezzi partono da 20 dollari a persona, altrimenti se volete vederle con la barca, il costo è di 40 dollari gli adulti e 35 i bambini. La zip line invece 60 dollari. Il volo in elicottero costa 130 dollari a persona. Se volete risparmiare qualcosa, potete acquistare uno dei tanti pass che combinano più attrazioni.

Il cibo invece, a seconda di cosa mangiate, va da 5 a 10 dollari in più a piatto – circa. Vi suggerisco però, di andare al Rainforest Cafè giusto per fare un pranzo diverso e sentirvi in mezzo ad una giungla pluviale, osservati dagli animali.

Nonostante siano turistiche, immense e costose, le Niagara restano una tappa imperdibile per chi è in tour a est nel nord America. Fatelo con le dovute accortezze.

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Bibione

Cosa fare in un weekend a Bibione.

Bibione, località balneare veneta, è situata al confine orientale del Veneto ed è l’ultima in ordine di apparizione prima del Friuli Venezia Giulia. È una delle località più famose dell’alto Adriatico.

Se d’inverno la città si svuota e diventa quasi spettrale, d’estate Bibione si converte in una ridente cittadina di mare, con moltissime attività disponibili sia per i grandi che per le famiglie.

Sono nato a pochi chilometri da Bibione, ma non ho mai avuto modo di andarci, se non di sfuggita. L’occasione di recarmici l’ho avuta per un viaggio stampa a fine giugno e devo dire che l’ospitalità, il cibo e le cose da fare sono veramente ottime e tante. Ecco quindi cosa fare in un weekend a Bibione.

Aperitivo e cena al tramonto.

Per noi veneti, guardare l’ora e vedere che si avvicina la cena, ha un significato solo: spritz! Normalmente è accompagnato dai classici cicchetti: pane con affettati, pizzette, patatine o arachidi (i cosiddetti bagigi). L’aperitivo si fa particolarmente interessante se oltre a tutto ciò ci si mette pure una vista sulla laguna e il sole che tramonta dietro alle barche. Abbiamo avuto la fortuna di poter fare e vedere tutto ciò dalla terrazza del Yacht Club Bibione.

Per la cena invece, a pochi passi si trova il ristorante ai Casoni. È un ristorante specializzato in pesce. La location è molto bella e scenica e molta gente svolge qui i propri pranzi o cene di matrimonio.

Al di là della bellezza e dell’atmosfera del Ristorante ai Casoni, a creare un’atmosfera speciale è stato un pianista che al tramonto ha suonato per circa tre ore in una chiatta posta fronte al ristorante.

Bibione

Una giornata in galeone.

Caorle e Bibione sono collegate tra loro dalla laguna. Molto spesso chi parte da una di queste due località balneari per raggiungere l’altra tramite una piccola barca. Non è raro partire all’esplorazione della stessa laguna. Noi l’abbiamo fatto a bordo della Perla Nera, un galeone dei pirati che ci ha portato fino all’interno della laguna, poi siamo stati costretti a rientrare causa fondale basso.

A bordo si sono svolti molti giochi per bambini con canti, musica e giochi. Al di là di questo l’occasione è servita per conoscere alcuni aspetti della laguna. Il primo è che si svolgono ancora le attività come caccia e pesca usando dei camuffamenti e delle esche. Il secondo è che sono ancora operativi i Casoni. Una volta servivano da riparo ai cacciatori o pescatori che per le avverse condizioni del tempo, non potendo tornare a casa, si rifugiavano qui per più notti.

Bibione

Ad oggi il Casòn, una costruzione di canne, quelle raccolte lungo le rive del fiume, serve meno a dare riparo e più a scopo turistico: molti proprietari organizzano pranzi e cene su commissione a Cason. Altri invece li usano anche a scopo di alloggio. Vi assicuro comunque che mangiare a Casòn il pesce appena pescato e cucinato alla griglia, vale la pena.

Una visita al faro.

Il faro di Bibione è uno dei più importanti del litorale nord Adriatico. Alto 22 metri, emette tre fasci di luce bianca di 10 secondi alternati tra loro. E’ visibile fino a 15 miglia marine dalla costa – circa 25 chilometri – ma non ha più un guardiano.

E’ ancora di proprietà della Marina Italiana ma è dato in comodato d’uso al comune di San Michele al Tagliamento – Bibione non è un comune a se stante ma è sotto San Michele – il quale lo utilizza per mostre, cerimonie ufficiali, assemblee e matrimoni. Per raggiungere il faro potete arrivarci come abbiamo fatto noi, via mare con la Perla Nera, oppure con la ciclabile. Dall’attracco della barca si percorre un chilometro circa al riparo degli alberi per arrivare al Faro.

Bibione

La zona del faro ospita anche una spiaggia. In molti vengono fin qui per la purezza dell’acqua: infatti qui vi sfocia il fiume Tagliamento e che sia uno dei 5 fiumi più limpidi d’Italia.

Sfruttare le attività e la spiaggia.

Bibione e le sue spiagge ottengono da svariati anni la bandiera blu, certificato di qualità a livello nazionale.

Lungo tutto il litorale sono presenti molti stabilimenti balneari e per chi prenota un ombrellone con lettino – anche on line – il parcheggio è libero e gratuito di fronte allo stabilimento stesso. Gli stabilimenti inoltre offrono tutte le comodità per chi non vuole sconnettersi dal mondo social: rete wifi gratuita e colonnine carica cellulare.

Se viaggiate con bambini, alle spalle degli ombrelloni ci sono: giochi per bambini, punti di animazione e centri di raccolta e babysitteraggio.

Per chi invece viaggia col proprio amico a quattro zampe, c’è la Spiaggia di Pluto, una zona di spiaggia con riservata con un numero limitato di ombrelloni, lettini appositi, ciotole e docce. Per accedervi il vostro cane deve essere al guinzaglio, avere con voi il libretto delle vaccinazioni e il microchip.

Se non siete ancora soddisfatti potete svolgere altre attività come beach volley, calcetto, tennis, bocce, oppure uscire su uno dei ciambelloni trainati da un motoscafo.

Bibione

Per gli amanti della bici, la ciclabile si estende per 7 chilometri e collega i due estremi di Bibione. Passa alle spalle della spiaggia ma davanti alle strutture ricettive.

Infine, cosa molto positiva, in certi stabilimenti è stato imposto il divieto di fumo dalla prima fila al mare. E’ stata fatta la proposta pure di vietare il fumo in spiaggia e secondo me non sarebbe male.

Non contiamo poi la vita notturna, fatta di locali bar e discoteche.

Alloggiare.

Per quel che riguarda le strutture ricettive, sono innumerevoli sia gli hoetl che gli appartamenti. Essendo ad un press tour, la società Bibione Mare, in occasione dei 50 anni del Camping Capalonga, ci ha ospitati presso una delle sue strutture.

Noi eravamo alloggiati preso il Camping Tridente, campeggio a 4 stelle. Le altre due strutture del gruppo sono il Camping Lido, e il Camping Capalonga, struttura di punta della società e unico dei tre dotato di centro benessere e piscina riscaldata.

Devo dire che non avevo ai valutato l’idea del campeggio, in quanto vado spesso in appartamento per costi e comodità, ma ho scoperto che anche stare in uno degli Chalet, come abbiamo fatto noi, non è male. Il vantaggio, non indifferente, è quello di avere uno spazio fronte al proprio alloggio ma soprattutto si entra a far parte di una piccola comunità senza il pericolo delle auto che corrono.

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Niagara

Viaggiare coi figli piccoli: consigli, come fare, e perchè è possibile.

Sono passati molti anni da quando ci divertivamo a viaggiare in due. Ricordo i primi viaggi in cui preparavamo ognuno la sua valigia e via verso destinazioni calde e assolate dal mare cristallino. Oggi invece, per viaggiare con i figli, le valige da preparare e riempire con body, pigiamini, vestitini, pannoloni e tutto quello che serve ai nostri pargoli, sono come minimo una in più. Devo dire che è un compito arduo ricordarsi cosa mettere e non dimenticare niente. Lo è più per lei che per me – ma pure io faccio la mia parte eh – .

Agli occhi di parenti, amici o conoscenti, la scelta di andare in viaggio con bambini piccoli, e intendo dagli 0 ai 5 anni, può sembrare azzardata. Io vi garantisco che invece sono esperienze che non dimenticherete e credo che ai vostri figli piacerà vedersi, un giorno, in quegli scatti in giro per il mondo.

Valigia

La frase che ho sentito più spesso è “Voi siete dei pazzi!“. Alcuni me l’hanno detto in faccia, altri alle spalle. Al di là del fatto che quello che dice la gente poco m’importa – al mondo ormai sono tutti bravi a giudicare ma non ad essere giudicati – la mia domanda è: siamo pazzi a fare cosa? Se per qualcuno la pazzia è affrontare un viaggio con figli piccoli, beh il pazzo o folle, sei tu che privi i tuoi figli di un esperienze di cui molti bambini – io compreso – non hanno potuto godere: una di queste è stata il volo aereo. Ricordo quando dopo tre mesi dalla nascita della mia prima figlia, nel lontano 2010, siamo partiti con la macchina per andare in Toscana tra Siena e Firenze. Sguardi tra il perplesso e il furioso, discussioni e commenti non proprio felici di parenti molto stretti. L’anno dopo, la nostra bambina ha volato per la prima volta. Eppure in viaggio mai un problema, al ritorno tanta felicità e tante cose da raccontare. Ma il culmine è stato col secondo figlio: nato a Settembre, a Gennaio primo volo aereo, giusto una cosa fattibile, per una destinazione qui dietro l’angolo: la Florida. Le facce non avevano bisogno di commenti.

Grecia

E’ sicuramente diverso viaggiare in due dal viaggiare in tre o in quattro. In due sei più spensierato, prepari le valige e parti. In tre o in quattro le cosa da pensare pre-partenza e durante il viaggio sono molte di più e svariate. Le preoccupazioni poi sono anche durante il trasferimento e durante gli alloggi della meta prescelta. Senza contare il fatto che malesseri e imprevisti possono essere dietro l’angolo. Eppure, questo non vi toglierà il divertimento e la voglia di partite.

Mi sono trovato ad affrontare interrogatori di terzo grado su come abbiamo gestito i nostri figli in viaggio e sulle problematiche. In molti, alla fine dell’interrogazione, mi hanno detto “Sei fortunato“. UN CAZZO! E passatemi il francesismo. Avere figli che non ti danno problemi in viaggio non è né questione di fortuna né di essere il genitore più bravo del mondo. Semplicemente, il viaggio deve essere una situazione normale vissuta fuori casa. Ma come fare allora? Vorrei dirvi che è tutto molto semplice, ma la verità non è questa. Vorrei dirvi fate questo o quello, ma non tutti i bambini e i viaggi sono uguali. Posso però darvi però dei consigli, delle dritte e dei suggerimenti che vi possono aiutare molto se volete viaggiare coi bambini.

Fate un primo viaggio di prova.

Il mio primo consiglio è quello di fare un “viaggio test” a vostro figlio. Servirà più che altro a voi, per vedere come va in giro per il mondo e capire la situazione quando lui si trova in un ambiente diverso da quello familiare. Osservatelo anche come si comporta nella routine quotidiana al di fuori di casa quando non siete in viaggio. Vi tornerà utile. Allo stesso tempo non partite prevenuti con la frase “Se piange a casa, piange anche in giro.” Oppure “Se non dorme di notte non dormirà neanche in hotel”. Pensate a questo: per quanto poco, un nuovo ambiente, con un’atmosfera diversa, con stimoli nuovi – quali possono essere nuovi colori e magari nuove attività – possono portare il bambino a trovare delle alternative stimolanti alla sua routine: può solamente fargli bene. Sarà per lui uno nuovo modo per scoprire ciò che gli sta attorno e questo lo porterà a divertirsi e a incontrare nuovi stimoli, nonchè anche a stancarsi fisicamente.

Un’altra considerazione che vorrei chiedervi di fare e che vorrei vi spingesse a portare vostro figlio in viaggio è: pensate a voi stessi e a quando rimanete a casa per tanti giorni. Non vi viene voglia di evadere da quelle quattro mura? Si? Bene, mettetevi nei panni di un bambino costretto a stare in casa. Pensate al viaggio come ad un nuovo stimolo per i suoi interessi e la sua crescita.

Per quel che riguarda il tipo di viaggio, vi consiglio di fare un viaggio che sia di breve durata – sia come mezzo di trasporto, che come lunghezza del viaggio, tre o quattro giorni – e che sia una destinazione di stile “occidentale”, simile al nostro quindi. Può essere l’Europa ma anche un villaggio turistico, quindi evitate la Cina, anche se c’è chi l’ha fatto senza problemi. Questo perchè in caso di necessità sarà più facile per voi incontrare delle soluzioni più consone al nostro stile di vita. Questo vi aiuterà a darvi coraggio e a capire che in fondo non è così male portarlo via per qualche giorno. Ovviamente io sto predicando bene ma ho razzolato male: primo viaggio test per mio figlio? Florida, tredici giorni con dieci ore e mezzo di aereo.

Che sia il bambino ad adattarsi a voi e non viceversa.

Siete in giro per una grande città, a mezzogiorno, il bambino piange per la fame. Che fate, tornate a casa per dargli la pappa? Siete prossimi ad entrare ad un museo e per vostro figlio è l’ora del pisolino. Tornate a casa per metterlo a letto?

Io personalmente me la sono sempre cavata. Che fosse mezzogiorno o l’una, finchè non avessimo trovato un ristorante o terminato il nostro percorso o visita, non ci saremmo fermati. Logicamente, dovete attrezzarvi con thermos e contenitori per pappe. Non abbiamo mai rispettato gli orari alla lettera, ma per prolungare l’attesa del pranzo, davamo sempre qualcosa da sgranocchiare – biscotti, patatine, grissini, e tanta acqua, qualunque cosa pur di alleviare il senso di fame. Se si trattava di dormire, il pisolino si fa in passeggino. Magari rendevamo comodo e morbido il passeggino con copertine e cuscini vari. Ma quante volte hanno tolto quasi tutto e dormito solo reclinando lo schienale. Quindi non siate voi ad adattare pranzi, cene e riposini, cercate di tirare avanti gli orari o fateglieli fare una breve pennichella o uno spuntino fino a quando non sarà ora di tornare alla “normalità”. Personalmente credo che in viaggio anche lui si debba adattare, quando siete rientrati in hotel o nel vostro alloggio, allora tornate alla normalità.

Bodrum
Mercato centrale di Bodrum, ora di pranzo

I bambini si adattano molto più facilmente.

In molti credono che uno dei problemi principali sia l’adattamento ai nuovi orari. I bambini sono veramente dei maestri dell’adattamento. Più sono piccoli, più si adattano. Pensate ad un neonato che dorme ogni 4-5 ore, e che non ha molto senso del tempo. Di solito, notte e giorno per lui non hanno la differenza che ha solitamente per noi, visto che i suoi ritmi genericamente si sviluppano in quell’arco di tempo. Se siete in aereo, siate bravi e cercate di dormire con lui durante i voli. Se sono più grandicelli invece, iniziano a sentire più facilmente i cambi di orari quindi munitevi di tanta PAZIENZA e cercate di fare in modo che il bambino, se vuole dormire, dorma come fosse un pisolino. teoricamente il bambino dovrebbe cercare di adattare i suoi orari a quelli della destinazione. Purtroppo è più facile a dirsi che a farsi- se il volo è molto lungo, arriverà un momento in cui vostro figlio crollerà e voi non potrete farci nulla. E che fare quindi? Vedi sopra: pazienza. La stanchezza porterà pianti e urla – magari anche no – ma ricordate che una volta arrivati a destinazione, un bel sonno rigenerante vi permetterà di adattare i loro bioritmi – i vostri ci metteranno un po’ di più. Inoltre durante il viaggio, munitevi di giochi e colori per fargli passare il tempo in modo da combattere la noia. Sfruttate anche gli intrattenimenti di bordo, con le compagnie di bordo che oggi hanno dei canali dedicati. E se vuole continuare a giocare o guardare la TV, tanto meglio, non forzatelo a fare ciò che non vuole.

Camaleonti e felini.

Adattarsi alla situazione è fondamentale. Ma soprattutto, al di là dell’adattamento vostro alla situazione, mi riferisco soprattutto ai vostri occhi: siate come i camaleonti, imparate a gestire gli occhi separatamente. Mentre uno guarderà le bellezze che vi circondano, l’altro tiene d’occhio vostro figlio. Personalmente noi usiamo anche la strategia “uno a testa” – anche se mai e poi mai perdiamo di vista entrambi. La più grande resta con la mamma, a pochi passi dal passeggino. Io di solito mi occupo del piccolo: essendo il più veloce, il mio scatto felino mi permette di andarlo a recuperare in caso di allontanamento. Inoltre, mantenete sempre i sensi all’erta come i gatti. Lasciate fare vostro figlio – camminare, ammirare, giochicchiare per strada – ma non perdete mai di vista dove sta. Cercate sempre di mantenerlo dentro la vostra zona di competenza e sempre davanti a voi, in modo da non perderlo mai di vista, anche se guardate in giro. Siate un po’ camaleonti e un po’ felini.

Valencia
A Valencia inseguivo Riccardo, che correva in monopattino. Scatto felino, un occhio a lui e un occhio che guardava in giro.

I bambini vi sentono.

La calma e la pazienza devono essere vostre migliori alleate. Preparate una valigia virtuale, riempitela con queste due armi e preparatevi. Potrebbe piangere, urlare, agitarsi. Ricordate che la tensione crea tensione. La vostra agitazione crea agitazione. Il bambino vi sente e percepisce il vostro stato d’animo. Risolvere una situazione del genere con calma e pazienza aiuterà a non esasperare voi, il bambino e chi vi sta a fianco. Uno dei modi per risolvere tali problemi, può essere il punto successivo.

Il gioco è la base di tutto.

Un bambino quando non dorme o non mangia, nove volte su dieci gioca. È fondamentale non privarlo di quest’abitudine anche quando è in viaggio. Il gioco è un maniera per tenerlo occupato durante un volo o un viaggio in auto. Oppure quando vi trovate un luogo che per lui può risultare noioso, il gioco può aiutarvi a non farlo annoiare. Molto spesso il gioco è anche un modo per farlo smettere di piangere: quando magari durante un pianto disperato non riuscite a venirne fuori, stimolare vostro figlio con un giochino o con un libro può essere un valido modo per tornare alla normalità. Quindi, dentro alle vostre borse portate sempre con voi qualche giochino e qualche libricino, magari da colorare o con immagini colorate – prenderne uno o due di nuovi per l’occasione non sarebbe male.

Assicurazione e medicine.

Uno dei motivi per cui si decide di non è partire è il rischio di malattie. Passo molto ma molto importante: fate sempre, e dico sempre, un’assicurazione di viaggio. Intermundial, Europ Assistance, viaggi Sicuri, giusto per citarne qualcuna, sono assicurazioni di viaggio complete, economiche ed affidabili. Io da quando ho i figli non parto più senza. Ricordatevi che il pericolo è dietro l’angolo e un semplice intervento in pronto soccorso o in ospedale può costare caro, economicamente parlando. Ma soprattutto è bene munirsi di una piccola farmacia di viaggio: termometro e Nurofen in primis, poi valutate voi cosa portare, l’importante è avere a disposizione il necessario per contrastare le malattie più comuni come tosse, raffreddore e problemi intestinali vari. Non partite già prevenuti e che quindi “tanto si ammalerà” – come si dice dalle mie parti, non tiratevela addosso – ma, se dovesse succedere, affrontate un piccolo inconveniente di salute come foste a casa. Ovviamente optate per destinazioni in cui ci sono bassi rischi di contrarre malattie. Se vi recate in zone dove vi è il rischio di malaria, poi non vi lamentate.

Il viaggio è una scuola.

I bambini imparano molto di più in una giornata in viaggio che in una giornata sui banchi di scuola“. Ho fatto mia questa frase. Lungi da me dal dire che la scuola non serva o che si debba preferire un viaggio alla scuola. L’istruzione è la base per la vita! Ma ho visto che scatenare la curiosità dei bambini in viaggio è facile, se li si porta a vedere cose che sono alla loro portata. Mia figlia mi ha tempestato di domande sulla torre Eiffel, sul Le Chateau Frontenac o sul Muro di Berlino. Del resto a scuola si impara molto la teoria, in viaggio si mette in pratica e si fa esperienza sul campo.

 

Siate fiduciosi e positivi.

Siate sempre positivi e fiduciosi. Pensate che tutto andrà bene, che vi divertirete e che vostro figlio non vi darà problemi. Non partite prevenuti che tanto andrà male, non si divertirà o che piangerà tutto il giorno perchè a casa da problemi. L’aspetto mentale, soprattutto il vostro, è fondamentale per far si che il viaggio prenda la direzione giusta e possa essere affrontato nella maniera migliore.

Noi di solito abbiamo affrontato i viaggi con questo approccio e continuiamo così tutt’oggi. Non siamo stati mai esenti da preoccupazioni, problemi o imprevisti. Ci siamo trovati ad affrontare pianti, malattie ed una volta anche il medico di un pronto soccorso che non parlava bene l’inglese. Eppure si è sempre risolto, i nostri figli non hanno mai rovinato un viaggio ma anzi, sono stati sempre motivo di soddisfazione e di gioia. Spero che tutti questi suggerimenti possano esservi stati utili e siano di stimolo per farvi portare i vostri figli in viaggio, e che possano permettere a voi di viaggiare con loro quando possibile.

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Valencia

Valencia. Cosa vedere in 4 giorni.

E’ giunto finalmente il momento di parlarvi di cosa fare e vedere a Valencia nel dettaglio. Mi ero perso un po’ nei meandri di altri viaggi, ma mi ero anche ripromesso che avrei completato quanto prima questo mio capitolo Valenciano.

Vi ho già parlato dell’acquario e della città delle arti e delle scienze in un post precedente, e vi ho regalato le mie prime impressioni con un bilancio su questo viaggio di quattro giorni.

Valencia

Ora entrerò nello specifico. Come anticipato nel post delle prime impressioni, vorrei dirvi che Valencia mi ha lasciato dei sentimenti contrastanti. Se è vero che nella parte del centro storico, la Ciutat Vella, la città si fa apprezzare e amare all’ennesima potenza, al di fuori del centro storico Valencia l’ho trovata abbastanza bruttina. L’ho trovata piena di palazzoni anonimi, strade trafficate e negozi commerciali. La definirei una città dai due volti, in cui si passa dalla bellezza disarmante all’anonimato nel giro di qualche isolato. Col senno di poi, se tornassi indietro troverei alloggio in centro per potervi dire che Valencia è una bellissima città e risparmiarvi queste critiche. Ciò non toglie che è una destinazione che non vi potete perdere per svariati motivi, un luogo che nonostante abbia delle zone inguardabili, merita il viaggio per assaporare la sua storia e le sue bellezze artistiche, ingegneristiche e culinarie – la paella su tutte.

A Valencia mi sono trovato stranamente, e per la prima volta in vita mia aggiungo, ad avere problemi di orientamento. Ne ho girate tante di città, anche molto più grandi, ma mai come qui ho fatto tanta fatica ad orientarmi. Mi sono perso un numero incalcolabile di volte. Non riuscivo a trovare un punto di riferimento fisso, non capivo dove fosse il nord, non capivo dove fosse casa, oppure mi sto semplicemente rincoglionendo, come mi ha detto “qualcuno” dopo mezzora di continuo girovagare.

Le prime 36 ore sono state un vero labirinto, da quando siamo arrivati fino alla sera successiva. Non so come abbiamo fatto a tornare a casa, ma piano piano mi sono raccapezzato e quando alla fine ho iniziato ad orientarmi senza piantina, era già ora di ripartire.

Siamo stati a Valencia dal 9 al 13 gennaio. Abbiamo suddiviso così le giornate:

09/01 Arrivo, riposino, Giardini del Turia e una passeggiata per le strade di Valencia.

10/01 Giornata alla Città delle arti e delle scienze e spiaggia.

11/01 Ciudad Vella di Valencia .

12/01 Nuovamente Giardini del Turia e Parco Gulliver.

13/01 Rientro

Eviterò di parlare dell’acquario e della città della scienza, ma mettetele in lista. Sostanzialmente mi sento di dire che a Valencia potete vedere questo:

I giardini del Turia (Jardí del Túria).

Un tempo il Turia era un fiume che attraversava Valencia. I suoi continui straripamenti mettevano in difficoltà la popolazione, causando disagi e diversi morti. Per ovviare al problema, si decise di deviarne il corso, prosciugarne il letto e convertire il fiume in un unico parco. Ad oggi il parco si estende per 110 ettari, ed ha una lunghezza complessiva di 7 chilometri. I valenciani e i turisti si recano ai giardini per svariati motivi: ci sono molti campi da calcetto, da basket e piste da skateboard lungo tutto il parco. Dalla mattina alla sera il parco del Turia è frequentato da runners ma anche da famiglie in bicicletta o da coppie e famiglie in passeggiata.

Poco prima di arrivare alla città della Scienza, collegata proprio attraverso i giardini del Turia, potete trovare due luoghi interessanti: il Palau de la Musica e il parco Gulliver. Il primo è dedicato a concerti e alle stagioni musicali valenciane, il secondo dedicato alla gioia dei più piccoli e non solo ed è un parco ad ingresso gratuito per tutti. Si tratta della figura di Gulliver stesa a terra nella quale potete salire tra corde e scale e scendere tramite i numerosi scivoli. Da passarci una giornata intera. Se volete far sfogare e far divertire i vostri figli, questo è il luogo adatto. Voi potete rilassarvi sulle panchine, loro possono saltare per ore ed ore lungo il corpo di questo Gulliver gigantesco.

Le spiagge.

Essendo gennaio non mi sarei mai sognato di finire in spiaggia a far giocare i miei figli. Invece, incuranti del vento e complici i 21°C e il sole, ci siamo lanciati fino a quasi in riva al mare, e non eravamo gli unici. Non oso immaginare cosa ci sia qui da aprile a ottobre quando girano i turisti in costume da bagno e il lungomare viene rallegrato dalla musica e dalla movida valenciana. Il mio consiglio è inoltre quello di non limitarvi solo alla spiaggia ma di visitare anche il vicino quartiere di El Cabanyal, caratterizzato da case che sembrano in stile coloniale.

Entrambi facilmente raggiungibili, potete utilizzare una fitta rete di tram e autobus. Come spiaggia, abbiamo visitato solo Playa de las Arenas, la spiaggia più vicina alla città e quella col maggior numero di case, ristoranti ed hotel. E’ stato un primo assaggio d’estate ad inizio anno.

Il Bioparc.

Premetto che non siamo riusciti a vedere il Bioparc per questioni di tempo: al parco Gulliver ci siamo stati due volte, la prima dopo le 18.00, quando siamo arrivati troppo tardi ed era già chiuso. La seconda il giorno della partenza e questo ci ha portato via la mattinata che avevamo a disposizione. Gulliver si trova vicino alla città della scienza e il Bioparco è da tutt’altra parte. Avessimo scelto quest’ultimo, avremmo dovuto andare al Bioparco, tornare poi in stazione centrale a recuperare le valige che avevamo lasciato e ripartire alla volta dell’aeroporto, che è dopo il Bioparco. Rinunciare a Gulliver era impensabile, per i nostri piccoli. In accordo con nostra figlia quindi, abbiamo optato per non vederlo e dedicarci agli scivoli di Gulliver. Ciò non toglie che se siete a Valencia, e avete magari una mezza giornata disponibile più di noi, andateci. Così mi raccontate com’è. Sostanzialmente il Bioparco è dedicato agli animali africani e la nostra guida suggerisce di andarci la mattina presto. Mi dispiace un po’ averlo perso.

La Città Vecchia (Ciutat Vella).

La parte più bella della nostra visita è stata certamente nella parte più antica della città. Conosciuta col nome Valenciano di Ciutat Vella, è la parte più interessante e storica di Valencia. Potete tranquillamente dedicarci una giornata, dalla mattina presto fino alla sera tardi. Trovandoci a sud-ovest della Città vecchia, abbiamo iniziato il nostro percorso da fronte la stazione di Valencia Nord e da Plaza de Toros.

La stazione è stata rinnovata per il centenario che si è tenuto nel 2017 e al suo interno le biglietterie sono ancora quelle storiche di un volta, mentre all’esterno vi si trova l’Arena dove si tiene la tanto osannata dagli spagnoli ma odiata dagli animalisti Corrida. Salendo verso nord si arriva a Plaça de l’Ajuntament, dove si trova il municipio di Valencia, bello di giorno ma di sera, illuminato con la fontana di fronte che cambia colore, rende ancora di più l’idea di un luogo maestoso. La zona pullula di ristoranti e caffè che aprono per pranzo dalle 13.30 in poi. La sera aprono al più presto verso le 20.30.

Recandoci ancora verso nord, arriviamo al mercato più famoso di tutta la Comunità Valenciana, il Mercat Central. Si trova a pochi passi dal municipio. Istituito nel 1839, il mercato centrale è un’attrazione imperdibile a Valencia per i turisti e punto di riferimento per i locali. Al suo interno si vendono prodotti freschi come frutta, verdura, carne e pesce e si trova all’interno di un edificio costruito appositamente per ospitare la compravendita di beni alimentari. E’ assolutamente vietato urlare.

Proprio di fronte al Mercato centrale si trova la Lonja de la Seda, la loggia della seta, sede del mercato della seta in passato. L’edificio oggi è patrimonio dell’UNESCO e al suo interno si trova un salone, in stile gotico, dove una volta i mercanti contrattavano il prezzo della seta, quando Valencia era al culmine del suo splendore.

La visita alla Lonja è breve, noi abbiamo avuto anche la fortuna di non pagare il biglietto. Ci rechiamo così verso il Barri del Carme (Barrio del Carmen) famoso più che altro per la sua street art e per essere il quartiere più antico di Valencia. I suoi vicoli sono dei veri e propri dedali in cui è facile ma anche bello perdersi.

Una delle due chiese che andiamo a visitare è la Chiesa San Nicolás o di San Nicola, – costo 5 € – chiesa strettamente collegata con San Nicola di Bari, dove si trova quella che è considerata la Cappella Sistina Valenciana.

Terminata la visita, arriviamo a quella che è forse è il cuore di tutta Valencia. Plaza de la Virgen e la sua Cattedrale. Plaza de la Virgen è caratterizzata da ristoranti, una fontana dedicata al Rio Turia e il Palau de la Generalitat che vi si affaccia.

Quello che però attrae la gran parte dei visitatori è la Cattedrale. Al di la della sua bellezza interna, è famosa per ospitare al suo interno, in una cappella dedicata, quello che si dice sia il Sacro Grael. Oltre a questo visitate anche le tre navate della chiesa e se potete, salite sul Miguelete, il campanile, con la sua scala a chiocciola. Ma ricordate che ha un costo a parte e non incluso nella visita.

Terminata la visita, ci rechiamo verso sud, dove arriviamo a Plaza de la Reyna e facciamo tappa all’horchateria Santa Catalina, un’istituzione a Valencia, dove potete bere una freschissima orzata di zigoli accompagnata dai fartons, dei paninetti glassati che si sposano benissimo col dolce dell’orzata e che ne mitigano il dolce eccessivo della bevanda.

Terminata l’orchata abbiamo proseguito verso sud fino a tornare a Plaça de l’Ajuntament. E’ un percorso in senso orario, che noi abbiamo svolto con molta calma e in 5-6 ore, con pause varie.

Breve refresh su trasporti e cibo.

Per quel che riguarda i trasporti, vi ribadisco, come detto nel post precedente, che la rete di trasporti, costituita da metro bus è molto efficiente e tutti i punti della città sono ben collegati. Invece per il cibo, oltre alla Riuà, dove si mangia la Paella migliore di Valencia, ci sono molti fast food e street food lungo le strade della città. Se vi interessa saperne di più andate in cima alla pagine e cliccate il link dei post precedenti.

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5 destinazioni da brivido

Le mie cinque destinazioni da brivido

Sono stato anch’io coinvolto nelle 5 destinazioni da brivido e quindi ho approfitto dell’iniziativa ideata da Sandra del blog Passaporto e Colori e della nomina di Selene di viaggi che mangi per elencare mie #5destinazionidabrivido. Ti anticipo già che non è niente di pauroso, ma solamente molto emozionante – almeno per me è stato così.

Come funziona l’iniziativa?

Le regole sono poche e semplici:

  1. Usare l’hashtag  #5destinazionidabrivido;
  2. Nominare altri 5 blogger;
  3. Menzionare chi ti ha nominato (in questo caso me e Viaggi che mangi) e l’ideatrice del tagpost (ovvero Sandra di Passaporto e Colori) linkandoli.
  4. Emozionarti o spaventarti!

Ecco le mie 5 destinazioni da brivido.

1) Nuotare nel Mar Rosso in Egitto.

Sharm el Sheik potrà anche essere finta, potrà essere anche troppo turistica, piena di intrallazzatori o venditori che vi si appiccicano come sanguisughe per vendervi papiri o tappeti, ma nuotare nel Mar Rosso è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Ci sono vari siti per farlo, ma il punto migliore è il Blue Hole di Dahab, una località a 100 chilometri a nord di Sharm. L’acqua è talmente limpida e trasparente che vi sembrerà di fluttuare, addirittura volare tra le rocce piene di coloratissimi pesci, coralli e stelle marine. Sotto di voi, le rocce che si perdono nel blu del mare e voi sospesi nell’acqua e circondati dai colori di questa meravigliosa vita marina. Da provare.

Mar Rosso
Copyright: pixabay

2) Cape Canaveral in Florida.

Un complesso che narra la storia della NASA, dagli albori alla sua storia attuale, situato a Cape Canaveral, a 40 chilometri da Orlando. Potreste dirmi che sono tutte ricostruzioni o che è tutto finto, ma non potrete provare un brivido di orgoglio nell’essere umani e sorridere quando vedrete Atlantis, un vero Shuttle autore di 33 missioni e 200 milioni di chilometri percorsi. Un gigante dei cieli e dello spazio che è là, sospeso a mezz’aria davanti a voi. Le porte che si spalancano con una musica da film e voi non potrete non rimanere a bocca aperta.

3) Le cascate del Niagara in Canada.

Non ve ne ho ancora parlato, ma le Cascate del Niagara fanno veramente impressione, ti fanno capire come l’acqua non perdoni, se ti ci trovi dentro nel momento sbagliato. Le placide acque del fiume Niagara si increspano in prossimità delle cascate e compiono un salto di 58 metri. Benché non siano altissime, sono uno dei siti turistici più famosi al mondo. Quando arriverete si sentono già da lontano e il rombo si fa sempre più forte a mano a mano che vi avvicinate. Il contesto e l’umidità permanente che vi avvolgerà mentre vi avvicinerete alla cascata Horseshoe Fall, vi farà venire i brividi, sia per il freddo sia per l’emozione. Vi consiglio soprattutto di vederle di sera, quando vengono illuminate e colorate.

4) Torre Eiffel a Parigi.

Ho avuto un po’ di timore nel salirci su causa la sua altezza. Dall’alto si vede molto bene Parigi. La Torre Eiffel si caratterizza per avere 3 piani e normalmente, la gente sale fino al secondo. Perché? Semplicemente, il terzo e ultimo piano, trovandosi ad un’altezza di 290 metri, è molto più soggetto all’oscillazione per colpa del vento e quindi spesso viene chiuso al pubblico. Inoltre la visuale è migliore al secondo livello che a quello più alto. Ma a parte questo, a farmi venire la strizza è bastato il pavimento in vetro, dove ho camminato con non poca difficoltà. 200 metri più sotto persone grandi come formiche ed io che sembrava camminassi nel vuoto. Da paura!

5) Qualsiasi luogo che sia raggiungibile… con un aereo.

Ebbene si. Che sia oltre oceano o che sia a un’ora, per me andare in un luogo, qualsiasi luogo, che sia raggiungibile con l’aereo è oggetto di brividi lungo la schiena. Ho paura di volare e ve ne avevo già parlato. Eppure continuo ad affrontare la mia paura e a non tirarmi indietro. Logicamente se ho la possibilità evito i voli, ma quando le tempistiche non sono umanamente possibili, acquisto i biglietti con un groppo alla gola e salgo a bordo. Devo dire che dal mio primo volo – quasi 20 anni fa – ad oggi, sono molto migliorato. Durante i primi viaggi ero intrattabile. I miei primi viaggi avevano del tragicomico. Potrei dividerli in quattro parti.

Situazione pre-decollo e decollo. Nervoso, pressione a 300 e 180 battiti al minuto, rosso in volto, sudori freddi, tremore, salivazione azzerata. Il tutto nel lasso di tempo casa -a aeroporto.

Durante il volo: bianco cadaverico, mani e fronte con sudori freddi, silenzio assoluto e parole ridotte al minimo durante una conversazione. Posto rigorosamente vicino al finestrino per osservare che la terra non si avvicini troppo rapidamente.

Atterraggio: scongiuri in tutte le lingue e preghiere recitate facendo appello a tutti i santi delle religioni più importanti. Sudorazione e battito accelerato.

Post atterraggio: ringraziamenti sentiti ai Santi precedentemente nominati e bacio alla pista o al pavimento dell’aeroporto. Ritorno alla normalità ed insopportabilità diffusa verso i miei compagni viaggiatori. Rimpianto da parte dei miei compagni viaggiatori per la mia loquacità e mancato silenzio. Minacce ripetute di riportarmi in aereo 😀

Ad oggi, sono meno nervoso, più loquace, ma continuo a sudare freddo e ad avere i brividi ad ogni viaggio, soprattutto durante le turbolenze, decolli e atterraggi. Ad alleviare la mia paura, ha contribuito l’enorme mole di notizie ed informazioni lette sugli aerei.

Queste erano le mie 5 destinazioni da brivido.

Non ero a conoscenza dell’iniziativa quindi come Selene sono stato coinvolto in ritardo all’ iniziativa, e siccome molti altri blogger avevano già aderito, vedo di taggare i miei 5 (sperando vogliano parteciparvi).

I cinque bloger che taggo sono:

Simona di La Simo in Viaggio.

Fausto di Viaggiatore non per caso.

Pietro di Pietrolley.

Ale e Kiki Un Trolley per Due.

Daniela di L’orsa nel Carro.

Dai fatemi sapere quali sono le vostre destinazioni da brivido. 😉

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SAN MARINO

Cosa vedere in una giornata tra San Marino e Gradara nelle Marche.

Non sono un amante del “cosa fare in 24 ore a…”, mi sembra sempre di avere i minuti contati e di dover concentrare le cose da vedere, centellinando i minuti con l’orologio alla mano. Ma se il tempo c’è e la destinazione è piccola, non dico di passarci tassativamente 24 ore, ma una giornata o poco più credo sia l’ideale per vedere certi luoghi. E’ stato il caso di San Marino, Stato che volevo vedere da tempo ma che ho avuto l’occasione di visitaresolo di recente. Trovandoci a tre ore di auto, l’ideale per noi è stato arrivarci di pomeriggio e rientrare la sera successiva. Date le dimensioni -piccole – di San Marino e il tempo disponibile – più di una giornata – abbiamo approfittato per fare un salto anche a Gradara, nelle Marche, per visitare la Rocca omonima e il borgo, considerato uno dei borghi più belli d’Italia.

Alla scoperta di San Marino.

Piccola premessa: è stato il nostro primo viaggio in tre. La nostra pargola più grande ha pensato bene di prendersi una pausa di riflessione dai suoi genitori e andare in vacanza dalla nonna e dai cugini. Peccato, le sarebbe piaciuto.

Arriviamo a San Marino verso le 14.30, appena in tempo per mettere i piedi in reception che un improvviso – ma neanche tanto – acquazzone si scatena. Le nuvole gironzolavano già da un pezzo e attendevano solamente che noi arrivassimo al riparo per scaricare l’acqua. La pioggia dura due ore, avvolgendo la montagna in una nebbia simile a quella che abbiamo noi in Valpadana. Quando smette ed usciamo, la città ha un aspetto quasi spettrale. Cielo plumbeo, aria umida, strade deserte. Non proprio il massimo della vita. Ma piano piano le nuvole se ne vanno, la gente ritorna e sta per spuntare il sole.

I primi passi li facciamo verso la prima delle tre torri, la Torre conosciuta come Rocca o Guaita, forse la più interessanti tra le tre utilizzate una volta come torri di guardia. la torre è stata chiusa, quindi proseguiamo verso la seconda torre, Cesta, tramite il Passo delle Streghe, un sentiero di pietra e gradoni che ha una vista mozzafiato. Purtroppo le nuvole sono ancora presenti e non vale la pena proseguire perchè non si vede nulla. Torniamo indietro di nuovo verso il centro. La gente sta tornado e piano piano anche il cielo si rasserena. Visitare San Marino con questo tempo e con pochissima gente, da un’atmosfera unica alla città e gli scorci della città sono più belli che mai.

Anche dopo cena, quando il sole cala e le nuvole sono state spazzate via dal vento, ci sono due luoghi interessanti da cui ammirare il panorama: uno è una terrazza vicina alla funivia, da cui si può vedere la Riviera Romagnola fino a Rimini e Riccione e le colline Romagnole. L’altro punto è piazza della libertà, dove si trova il Parlamento. E devo dire che ci arriviamo al momento giusto.

A San Marino ci sono due cose che abbondano. La prima cosa sono l’enorme quantità di negozi: profumerie, armerie, gioiellerie, souvenir rendono il tutto molto turistico. La seconda è la quantità di musei: il più interessante ritengo sia il museo di Stato, con al suo interno medaglie, monete, resti e reperti archeologici della storia Sanmarinese. Altri musei sono: il museo delle cere, sulla falsa riga di Madame Tussauds di Londra; il museo delle creature della notte, con al suo interno statue di licantropi e vampiri; il museo della tortura, dove una collezione di strumenti di tortura vi capire come fosse il medioevo coi trasgressori della legge e gli accusati di stregoneria; il museo delle curiosità, dedicato a fatti curiosi da guinnes dei primati; il museo delle armi antiche, con armi di medievali appartenenti ai cavalieri.

Vi consiglio comunque di non perdervi le tre torri e di percorrere tutto il sentiero. Noi lo facciamo la mattina successiva, quando dalla Torre Guaita arriviamo attraverso il Passo delle Streghe alla Torre Cesta per poi imboccare il sentiero Montale che condurrà alla torre omonima ed ultima, la terza Torre o Montale dall’omonimo sentiero.

Il sentiero che conduce alla terza torre, questa visitabile solo dall’esterno, è tutto al riparo degli alberi ed è molto suggestivo. Tra le tre torri, quella che merita di essere visitata dall’interno è la Prima. Il biglietto, costo di 9€ a persona – non dimenticate la tessera che vi da gli sconti, come ho fatto io –  vi da l’accesso al cortile della torre, dove poi potete visitare il cortile interno e percorrere il camminamento di ronda, visitare la cappella, le prigioni e il mastio.

La visita al palazzo del Parlamento.

Non ne ero a conoscenza, ma San Marino ha un suo ordinamento politico con un proprio Parlamento, situato in Piazza della Libertà. Il biglietto della Prima torre, vi permette l’accesso alle sale del Parlamento. La sala al pianterreno è adibita ad ingresso ed accoglienza, poi ci sono due sale al primo piano. La prima, e la più grande, è quella del Consiglio Grande o Consiglio Generale. Composto da 60 membri e due Capitani Generali, il compito del Consiglio è di amministrare San Marino, ascoltando le proposte, domande, suggerimenti e richieste dei cittadini, analizzarle e in caso approvarle. Per principio, i Capitani cambiano ogni sei mesi, questo perchè “il potere deve essere sempre diviso per due e mai nelle stesse mani per lunghi periodi“.  L’altra sala è la del Consiglio dei XII, con funzione amministrativa. Tutte queste notizie le trovate ascoltando un filmato tra il piano terra ed il primo. Sedetevi davanti alla televisione ed ascoltate i dieci minuti di video, imparerete molte cose sulla piccola Città-Stato.

Una puntatina a Gradara.

Dista solo 50 minuti di auto da San Marino. Eletta capitale del medioevo, deve la sua fama alla famosa Rocca che domina la zona dai suoi 142 metri di altezza.

La cinta muraria di 800 metri di lunghezza, che proteggeva il borgo dalle incursioni nel passato, oggi è un percorso per visitare il paese dall’alto. Si entra da un arco e che immette nella via principale. Ai suoi lati, bar e ristoranti con chiari richiami medievali, e vie dagli scorci molto affascinanti. Prima di entrare nel castello, vi consiglio di non perdervi le vie laterali di Gradara. Una in particolare conduce a quella che è una finestra sulle colline.

MARCHE

La Rocca, costruita dalla potentissima famiglia de Griffo e passata poi ai Malatesta, è famosa per aver fatto da sfondo alla vicenda amorosa di Paolo e Francesca, una tragedia amorosa narrata anche da Dante Alighieri in uno dei primi canti dell’Inferno della Divina Commedia. Lei, sposata con Giovanni Malatesta, viene colta in flagrante con Paolo dal marito, e quest’ultimo li uccide all’interno del Castello. I richiami alla tragedia sono evidenti lungo il percorso all’interno delle stanze della Rocca di Gradara.

Oggi la Rocca, oltre ad essere visitabile, ospita eventi museali ed artistici, esposizioni e concerti.

Il prezzo del biglietto è di 8€ a persona e con un piccolo supplemento potete percorrere tutto il camminamento di ronda.

Dove dormire.

Abbiamo soggiornato a San Marino all’Hotel La Grotta, a pochi passi da piazza della Libertà, in pieno centro storico. Costo di una notte, 90€ con colazione abbondante inclusa. Trovato su Booking, prenotato direttamente, l’Hotel 3 stelle S deve essere appena stato restaurato. Pulito, centrale e moderno, adatto per tutte le tipologie di clienti. Mi sento di consigliarvelo.

Toronto

Le 10 cose da vedere a Toronto. Itinerario di due giorni.

Dopo avervi dato qualche utile indicazione su Toronto col post precedente, credo sia ora giunto il momento di dirvi cosa fare o cosa vedere quando sarete nella città più importante dell’Ontario e forse del Canada intero.

Prima di iniziare, vi devo confessare che anche qui ho avuto una piccola (dis)avventura, dovuta alla mia saccenza da Signor SottuttoIoTantoSonoDiCasa. Effettivamente avevo studiato e memorizzato la mappa – purtroppo non avendo internet sul cellulare le cose si complicavano – sapevo esattamente dove’era la meta finale e come arrivarci a piedi. Quello che non arrivo ancora a mettermi nella zucca, piuttosto, è il fatto che le metropoli non hanno le dimensioni dei nostri paesotti di provincia. E quindi quello che nella mappa sembra dietro l’angolo, nella realtà è si dietro l’angolo, ma a chilometri di distanza.

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Scesi dalla fermata della metro di Dufferin, mi ritrovo subito a fare testa o croce per decidere in che direzione andare. Sbaglio senso – ovviamente – ma dopo pochi metri e grazie ad una mappa esposta sulla strada, noto il puntino “You are here“. Non resta che fare subito dietrofront e dirigerci nella direzione corretta. Cammineremo per un quarto d’ora e 2 chilometri per raggiungere la casa di Lisa, la ragazza uruguayana che ci ospiterà. Arrivo tutto accaldato dal peso delle due valige e quasi stremato. Dopo i convenevoli e le informazioni, nel primo attimo di tempo libero prendo l’iPad ed esclamo “Certo che Lisa poteva anche scrivere con quali mezzi pubblici arrivare all’appartamento, sulla sua pagina di AirBNB”. Guardo e magicamente le indicazioni su come arrivare coi mezzi pubblici ci sono.

Silvia: “Avevi guardato ieri sera come arrivare?”

Luca: “Avevo guardato l’indirizzo”

Silvia: “E avevi guardato anche le indicazioni dei mezzi pubblici che Lisa aveva scritto nella pagina?”

Luca: “No!”

Silvia: “Ecco, bravo. Sei sempre il solito c..”

Luca “Hai ragione!”. Fine della discussione. Metti in saccoccia e porta a casa.

A Toronto abbiamo passato 3 notti, si può dire che il primo giorno lo abbiamo utilizzato per esplorare la zona residenziale in cui alloggiavamo. Gli altri due li abbiamo usati per esplorare le zona più turistiche ma anche interessanti della città.

Old Toronto.

1)Il Distillery District.

Il Distillery district fa parte di Old Toronto, quella parte della città da cui tutto ebbe inizio. Se Old Toronto la potete riconoscere dagli edifici color rosso, il Distillery district lo potrete notare da lontano sia per gli edifici che per la ciminiera utilizzata una volta dai produttori per fabbricare gli alcolici. In particolare, nel 1800, la Gooderham and Worts era il maggior produttore di alcolici del Canada intero e raggiunse il massimo splendore nel 1860. Quando venne chiusa, il quartiere fu quasi abbandonato a se stesso ma fu riqualificato all’inizio del 2000. Ad oggi, il Distillery District è molto frequentato dai turisti ed è sede di ristoranti, bar, negozi e studi d’arte. Probabilmente è uno dei migliori luoghi da dove iniziare la vostra esplorazione della città.

2) Old Toronto

Se il Distillery District si trova proprio all’estrema periferia orientale di Toronto Vecchia, il vero cuore di Old Toronto sono gli edifici di colore rosso che ad oggi sono contornati dai grattacieli moderni di DownTown. Il mio consiglio è di godervi il panorama architettonico della città ed il contrasto tra nuovo e vecchio, che sinceramente non stona affatto.

3) St Lawrence Market

Toronto Vecchia è sede del mercato più antico e famoso della città, il St. Lawrence Market. Lo potete riconoscere facilmente dall’edificio che lo ospita e che ne porta il nome. Il mercato non si è sempre svolto qui, ma è sempre rimasto comunque dentro la zona vecchia della città, cambiando sede per svariati motivi – tra i quali un incendio all’edificio che lo ospitava in passato. Il mercato, frequentato sia dai locali che dai turisti, è sede di molte bancarelle e banchi di frutta, verdura, carne ma a anche souvenir, oggetti per la casa e qualche ristorante. Al piano di sotto invece si trova una zona per lo più dedicata allo street food degli altri paesi. In particolare, vi trovate ristoranti dedicati al cibo cinese e a quello greco, giusto per citarne due – non perdetevi le Loukoumades, frittelle ricoperte di miele e cannella. Ah, dimenticavo, è chiuso il lunedì mattina.

Entertainment District.

4) La zona degli sport e del divertimento.

Toronto, come vi ho già a detto, sento molto l’influenza degli, sente dell’influenza americana in molti campi. Uno di questi campi è quello dello sport. Avendo poche squadre, i campionati principali delle discipline più popolari si svolgono anche in terra americana e ospitando le stesse squadre d’oltre confine. In particolare, nella zona dell’Entertainmant District, potete trovare: l’Air Canada Centre, la tana dei Toronto Raptors di Basket NBA e dei Toronto Maple Leafs di Hockey NHL – di quest ultimi trovate le statue dei giocatori più famosi all’esterno dell’arena – e il Roger Centre, lo stadio dei Toronto Blue Jays di Baseball MLB. Oltre a questo potete visitare anche l’acquario. Per raggiungere la zona da Old Toronto, potete camminare tra i grattaciali di DownTown, passeggiando col naso all’insù per ammirare i grattacieli.

5) La CN Tower.

Il simbolo indiscusso di Toronto. La CN Tower, dall’alto dei suoi 553 metri, è nata come antenna per le comunicazioni televisive nazionali, ma ben presto è passata ad essere la principale attrazione turistica della città. La sua inconfondibile silhouette nello skyline Torontoniano ne ha fatto ormai un “must see” e chiunque si rechi nella capitale dell’Ontario, non può non fare una tappa qui. Il costo del biglietto è 38 dollari per gli adulti e 28 per i bambini. All’interno, prima di salire in alto, potete farvi un giro tra i negozi e i ristoranti. A portarvi in alto ci sarà un ascensore. I 553 metri fanno riferimento alla punta della torre, voi vi fermerete un centinaio di metri prima. Due sono i livelli visitabili, uno con le vetrate a separarvi dal vuoto, l’altro con è all’aperto e separato da una recinzione metallica. In cima alla torre ci sono delle particolarità: il ristorante 360, un ristorante che ruota su se stesso e che vi darà una vista a 360° sulla città. Il pavimento in vetro, dove potrete avere l’impressione di camminare sul vuoto. Infine , per i più temerari e con pagando un supplemento, il terzo livello. Si trova sopra il livello con le vetrate. Un istruttore vi imbragherà e vi legherà con una corda di acciaio. Arriverete fino al bordo e vi sporgerete nel vuoto, sostenuti solo dalla corda coi piedi sulla torre. Tanta adrenalina, ma non fa per me.

6) Una passeggiata lungo il lago Ontario.

Una passeggiata rilassante ammirando fronte a voi le placide acque del lago Ontario è quel che vi ci vuole dopo aver visto tutto quello che vi ho elencato precedentemente. Alle vostre spalle, potrete ammirare il Toronto skyline. Dal waterfront partono le barche per le Toronto Islands, piccole isole che si ammirano in giornata, da dove potete godere della migliore vista dello Skyline. Il mio suggerimento è quello di ammirarlo di sera, con la CN tower e i grattacieli illuminati.

7) THE PATH.

Ha il primato di essere il centro commerciale sotterraneo più esteso del mondo. Così come a Montreal, anche Toronto ha la sua faccia nascosta per permettere agli abitanti di sfuggire al rigido inverno canadese e di godere della città. Qui i chilometri di tunnel sono circa 30, ma per lo più sono un unico centro commerciale. I tunnel passano sotto gli edifici e si collegano alla metro, in modo che chi si reca al lavoro non passi all’esterno ma vada dalla metro all’ufficio passando da THE PATH. Oltre a questo, ci trovate negozi, supermercati, ristoranti, bar, banche, agenzie e tutto quello di cui avete bisogno. E non è solo un unico livello, si arriva anche a tre o quattro piani, il tutto ovviamente al coperto.

8) Una camminata lungo le vie principali.

Abbiamo girato in lungo e in largo per Toronto, ma le vie che più mi hanno colpito sono state due. La prima è stata Yonge Street, forse la via più importante. Vi si affacciano grattacieli ma anche locali. La strada mi ricorda molto le foto che ho visto su New York, dove i yellow cab sfrecciano tra due ali di folla. Qui i taxi sono arancioni con linee verdi, ma rimane la folla, composta in gran parte da uomini in giacca e cravatta. L’altra via che mi ha colpito è stata Queen street. Passerete di fronte all’Old city Hall building, e successivamente a quello nuovo, il City Hall, caratterizzato da un’insegna col nome della città. Il City Hall ospita il Governo dell’Ontario, spostatosi qui dopo che l’Old è stato dichiarato obsoleto. Proseguendo sempre su Queen Street, arriverete in una zona molto giovanile, favorita anche dalla presenza dell’università. Questa parte di Queen street mi sembra molto adatta alla vita notturna, caratterizzata anche dalla presenza di negozi, diciamo così, “insoliti”.

9) Chinatown

Un salto a ottomila chilometri di distanza, semplicemente girando l’angolo. I cartelloni pubblicitari e le insegne passano dall’inglese al cinese al coreano. Chinatown, ovunque voi siate, non ha bisogno di tante presentazioni. Potrebbe sembrare sempre la stessa, ma immergersi nella cultura cinese è sempre una bella esperienza, che vi darà un assaggio di Cina, se progettate come me di andarci un giorno.

Quando camminerete per Chinatown vedrete, oltre alle già citate insegne, gli anziani venditori che lavorano la loro merce, in particolare frutta e verdura. L’odore del fritto e del cibo vi penetrerà nelle narici. I tipici vestiti cinesi o la roba “made in China” esposta all’esterno dei negozi avranno dei prezzi stracciati. Quello che più mi colpisce è un negozietto che vende pesce essiccato. Impossibile resistere più del tempo di una foto. La puzza è tremenda, e il pesce non è neanche sto bel vedere. Meglio allontanarsi di fretta.

10) Kensington Market.

Un piccolo richiamo a Londra, ma non ha nulla a che fare con la Kensington londinese e i suoi garden. Piuttosto qui la similitudine va a Camden Town. Anche qui girano personaggi un po’ strampalati, vestiti con le camice larghe ed i capelli colorati. I negozi sono anche questi un po’ diversi dal solito. Ce ne sono di tatuaggi, di chitarre, di abbigliamento militare. Oltre ai soliti bar, luogo d’incontro dei giovani. La zona, anche se particolare, merita di essere visitata.

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Se le seguissi non mi dispiacerebbe 😉

Toronto

Toronto, istruzioni per l’uso. Considerazioni, qualche consiglio e opinioni sulla città più americana del Canada.

Me l’avevano descritta come brutta, grigia e fredda. Mi sono trovato a visitare una città bellissima, con temperature miti e gente calorosa, in un’esplosione di colori tra i suoi vari quartieri. Toronto è molto più della capitale economica del Canada. È una città dalle mille attrazioni, una metropoli cosmopolita e multilingue a due ore di autobus dal confine americano. Sembra una sorta di isola felice Americana in terra canadese, affacciata sul lago Ontario, poco lontana dagli States ma di proprietà del Canada. Sebbene ad ogni angolo troviate la bandiera bianca e rossa con la foglia d’acero al centro, l’influenza statunitense qui è fortissima. Negli sport, nel cibo, nella lingua, lungo le strade. Potrete pensare che sia solo una città composta da grattacieli e strade disposte a scacchiera, con DownTown cuore delle attività commerciali e tutto il resto “è noia”. No, Toronto va ben oltre la classica metropoli nordamericana con fast food, businessman in giacca e cravatta e traffico congestionato.

Toronto

Ci abbiamo passato tre giorni, percorrendola in lungo e in largo. L’idea era quella di stare due giorni e il terzo affittare per l’ennesima volta un auto e andare a vedere la Bruce Peninsula. Mi hanno fatto cambiare idea per visitare a fondo la città. Ne è valsa la pena.

Come raggiungere la città e come muoversi.

Trovandoci a oltre cinquecento chilometri di distanza, a Montreal, l’idea – folle – che mi era passata per la mente era di affittare un’auto dal primo all’ultimo giorno e percorrere i 1800 km del mio viaggio canadese, con riconsegna nell’aeroporto di ritorno: presa in Quebec, restituzione in Ontario. Costo totale: circa 1200€ circa. Una follia vera e propria. E avrei pure scoperto che l’idea dell’auto a Toronto non sarebbe stata una genialata, visto che i parcheggi in centro sono scarsi e soprattutto, quelli a pagamento, molto cari.

CANADA

Cercando un’alternativa per arrivare a Toronto, mi imbatto in VIA Rail, sito della compagnia ferroviaria canadese, che per 80€ ci porterà da una città all’altra. Prenoto così quattro posti. A viaggio concluso posso assicurarvi che, nonostante tutte le lamentele e le rimostranze che possiate avere nei confronti di Trenitalia, le ferrovie canadesi non sono minimamente paragonabili alle nostre. In uno stato con le dimensioni del Canada ti aspetteresti treni rapidi, puliti ed efficienti, magari conditi con l’Alta Velocità. Invece i treni sono datati, sporchi – o meglio, è presente la moquette, che per quanto la si pulisca non viene mai ben pulita – e costantemente in ritardo. In più non sono nemmeno comodi. Vi assicuro che farsi un viaggio di cinque ore e mezzo – sei col ritardo – col culo appiattito dal sedile e accompagnato da continui scossoni a destra e a sinistra, non è proprio il massimo della vita. Anche il panorama, per lo più composto da pianura e alberi e non dalle montagne innevate dell’ovest o dalle praterie sterminate, non aiuta granché. Il tutto quindi può risultare abbastanza noioso. Benedetta Alta Velocità italiana che ti porta rapidamente alla meta.

Un lato positivo in tutto questo però c’è: non esiste che arrivi in stazione, ti carichi il bagaglio e sali. In Canada, prima di salire sul treno, si effettuano tutte le procedure di imbarco come quando state per salire su un aereo. Controllo documenti, peso e registrazione bagaglio, check in e salita a bordo.

Toronto

Una volta arrivati a Toronto, darete per scontato che possiate muovervi in Metro. Non è proprio così. Non siete ne a New York ne a Parigi o altrove: se là il numero di linee è a due cifre, qui dovete accontentarvi di poco. Ce ne sono quattro in tutto. Di positivo c’è che tutte le fermate sono dotate di wifi gratuito, accessibile liberamente senza registrazioni. Di negativo è che la metro non raggiunge molti dei luoghi di interesse, e quindi vi dovrete muovere con mezzi alternativi, sempre pubblici. Il più usato è e rimane l’autobus, dove un’intricatissima rete di collegamenti vi permette di raggiungere ogni angolo della città. Preparatevi però, perchè non sarà facile capire quale autobus vi porterà dove, e il rompicapo si complicherà non poco quando dovrete usare le coincidenze. Oltre all’autobus potrete utilizzare le cosiddette Street car, dei semplicissimi tram, anche questi spesso affollati come gli autobus. Per quel che riguarda i biglietti, un ticket acquistato per un mezzo si può “trasferire” su una coincidenza: per esempio, noi per raggiungere il centro dovevamo prendere prima l’autobus 29, poi la metro. A bordo, al momento dell’acquisto, dovevamo chiedere il “Transit” all’autista, un biglietto che permetteva il passaggio da bus a Metro, e validare il ticket nella macchinetta posta vicina ai binari. Costo del biglietto: 3.50 dollari canadesi.

To live like a local. Pernottate fuori dal centro.

In questi anni ho sperimentato la vita d’appartamento all’estero. Come saprete, se mi seguite lungo le mie peripezie “mondiali”, sono solito utilizzare AIRbnb per i miei soggiorni, mentre uso poco gli alberghi, e questo mi permette di risparmiare notevoli cifre.

Anch’io come tutti cerco sempre delle soluzioni a portata di centro o di attrazioni. Purtroppo nelle metropoli non è sempre facile, vuoi per costi fuori budget, vuoi per la mancanza di soluzioni valide. Negli ultimi anni ho fatto mio il motto “To live like a local“, trovando spesso soluzioni di alloggio che mi permettono di entrare in contatto con la cultura e gli abitanti locali. Nomalmente i DownTown delle grandi città nordamericane sono un ammasso di grattacieli pieni di uffici, non resta quindi che trovare una soluzione leggermente fuori.

Posso dirvi che stare a Toronto è stata un’esperienza davvero piacevole. Non me lo sarei mai aspettato ma ho avuto a che fare con una città verde. E’ una metropoli molto vivibile, caratterizzata dal traffico nelle ore di punta ma che è molto silenzioso: gli autisti non sono soliti strombazzare ai quattro venti se non gli viene concessa la precedenza. Soprattutto, e lo si può notare soprattutto dall’alto della CN Tower, al di fuori di DownTown ci sono moltissimi alberi. Una volta terminati i grattacieli del centro economico cittadino, si entra in una realtà totalmente diversa. Gli edifici multipiano sono sostituiti da case e zone residenziali circondate da prati, parchi e alberi.

Toronto

La nostra scelta obbligata di stare fuori dal centro ci ha permesso di vivere la città in un maniera diversa. Ad ospitarci, una ragazza di nome Lisa, di origine uruguaiana, sposata con un ragazzo del posto. Il nostro appartamento si trovava al primo piano di una villetta a schiera: sotto vivevano loro, noi occupavamo il primo piano e la mansarda. Mi spiega che una volta restaurato l’appartamento dove alloggiamo noi, per rientrare dall’investimento, hanno iniziato ad affittarlo. Scelta sensata direi. Essendo loro sotto e noi sopra, ci vedevamo tutti i giorni e abbiamo avuto la possibilità di vedere la loro vita quotidiana, come e cosa mangiassero, come vivevano e la vita di strada lungo la loro via. Tra l’altro a pochi passi si trovava un locale dove si incontravano i ragazzi del posto, un supermercato e la linea del treno. Devo dire che per tre giorni mi sono sentito un vero e proprio Torontonian.

Non è detto quindi che le soluzioni migliori siano per forza quelle centrali. Se vi interessa la posizione, ecco dove alloggiavo, in Bartlett Avenue North. Il Centro è proprio sulla scritta Toronto.

Il calore della gente.

A certe latitudini e in certi luoghi, specie nelle grandi città, ti aspetteresti un trattamento molto più freddo e distaccato della gente. Ho potuto toccare con mano invece come qui siano molto più socievoli e ben disponibili rispetto ad altri luoghi del nord del mondo – inglesi su tutti – con le famiglie con bambini piccoli. In vari momenti mi sono trovato ad avere a che fare con persone che nonostante fossero di fretta e al cellulare, non hanno esitato ad aiutarmi con le valige lungo le scale, oppure spalancandomi le porte perchè avevo il passeggino. In altri casi, senza dire nulla e come fosse un gesto istintivo, nei mezzi pubblici in molti erano seduti e si sono alzati per far posto a noi o ai nostri piccoli. E quando ci siamo trovati sperduti, cercando un barlume di indicazione nei cartelli, più di qualche volta ci siamo sentiti dire “Do ya need help?“. Un calore che il Canada ha saputo trasmettermi più molti altri luoghi.

Toronto

Cibo made in America.

Come vi ho detto prima, l’influenza americana si sente molto anche nel cibo. Oltre alla classica Poutine, del quale vi ho già accennato come piatto tipico, in questa parte del Canada Americanizzato non possono mancare i tipici fast food: oltre al classico Mac e Burger King, per noi in cima alla lista ci va Subway, coi suoi panini belli ripieni di verdura e carne. Sono presenti anche ristoranti italiani o di qualsiasi altra nazionalità, ma noi abbiamo optato per ristoranti che fossero tipici del posto e quindi ci siamo ritrovati in posti dove i piatti principali erano panini con hamburger, piatti di carne o carne alla brace. Qualche volta abbiamo anche cenato a casa, osservando dalla terrazza gli usi canadesi: immancabile il barbecue, dove si cucinano anche qui le costicine di maiale ricoperte di salsa barbecue o caramellate. La sera del nostro arrivo ricordo invece che Lisa stava portando dentro dal giardino un piatto con una ventina di pannocchie arrostite. Noi ci siamo guardati e siamo scoppiati a ridere, memori di una vecchia scena. Paese che vai, usanza che trovi.

Una piccola anticipazione di cosa vedere.

Toronto è una città che vista dalla CN Tower si estende a perdita d’occhio. Una settimana non basterebbe per vederla tutta, figurarsi tre giorni. Quello che vi posso suggerire è di munirvi di scarpe buone. Non lo sapevo, ma nel periodo in cui siamo stati noi, prima metà di settembre, si tiene un importante Festival del Cinema.

Ontario

Per le attrazioni visitabili tutto l’anno, invece, vi suggerisco una visita a Toronto vecchia e al Distillery district, una passeggiata lungo la riva del lago Ontario e una capatina nella zona degli sport, col palazzetto dove si svolgono le partite di Hockey e basket, e il campo da Baseball. Il tutto ammirabile dall’alto della CN Tower. Non vi anticipo altro sennò vi tolgo il bello. Preferisco lasciarvi la curiosità, così dovrete leggere il mio post su cosa vedere a Toronto. A presto.

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CAORLE CHOCO FEST

Il Caorle Choco fest, un dolcissimo evento in centro storico.

Nello scorso weekend Pasquale si è svolto a Caorle un evento molto interessante e allo stesso tempo molto dolce: il Caorle Choco Fest. Si è trattato di un’esposizione da parte di alcuni produttori di cioccolato della zona – e non solo – in centro storico, che è stato motivo di richiamo per molte persone provenienti dai paesi limitrofi e dall’entroterra.

L’evento si è aperto venerdì 31 Marzo e si è concluso il 2 Aprile. E’ stato un evento largamente pubblicizzato su Facebook. Non potevo perdermi questa “ghiotta occasione”. Ci sono stato in due giornate, durante l’apertura e il giorno di Pasqua.

L’esposizione

La festa del Cioccolato e del Dolce si è svolta in Piazza Giacomo Matteotti e in una piccola parte del centro storico. Ad organizzarla, L’Associazione Arti Libere in collaborazione con Assodolciai e con il Patrocinio del Comune di Caorle.

La prima giornata, complice il tempo, è stata quella in cui ho potuto vedere meglio i prodotti esposti. Ci sono stati favoriti degli assaggi, ma poi siamo passati agli acquisti veri e propri. Il cioccolato era veramente buono – menzione d’onore per le praline al rum – ma quello che più ha colpito sono state delle vere e proprie opere d’arte esposte al pubblico. Il top secondo me erano le scarpette di cioccolato, ma in una bancarella erano presenti anche i personaggi dei cartoni animati, i joystic della Playstation, manette, ipad, biberon, ma anche prodotti meno complessi dal punto di vista della forma. In altre ho potuto trovare il cioccolato in altre forme meno stravaganti: un semplice cremino, praline ricoperte di cacao, cocco, nocciole o pistacchio. Vere e proprie lastre di cioccolato bianco, piccante, al rum, fondente, al latte, oppure con frutta quali arance e fragole. E infine anche altri tipi di dolci come i Macarons, in vari colori e gusti.

Sono tornato anche nel giorno di Pasqua nel tardo pomeriggio, ma la calca di gente e l’affollamento davanti ai banchi di cioccolato mi ha fatto durare una decina di minuti, non di più, impossibile acquistare o guardare. Così sono scappato per le vie del centro storico.

Nelle giornate di sabato e domenica i bambini potevano partecipare ai laboratori di cioccolato, al costo di 5€. Nei laboratori i bambini potevano lavorare e giocare col cioccolato, creando dei piccoli dolci da portare a casa. La vera sfida era quella di portarli a casa interi e non smangiucchiati.

Qualche pecca.

Eh si, devo ammettere che non tutto è stato perfetto. Innanzitutto il tempo atmosferico non è stato così clemente: il primo giorno è stato caratterizzato dal forte vento, il secondo dalla pioggia. Negli ultimi due invece il sole ha attirato moltissime persone.

Purtroppo, nonostante l’elevata pubblicità online, il numero di bancarelle e di espositori era esiguo. Parliamo di nemmeno una decina di bancarelle. Per un evento con tale pubblicità mi sarei aspettato decisamente di più. Mi sento di dire che forse, essendo stata la prima edizione, gli stessi espositori magari siano stati un po’ titubanti nel volervi prendere parte. La zona di esposizione si limitava ad una piazza ed una piccola parte del centro storico, quindi forse soggetta ad un numero prefissato di venditori. Infine i prezzi, la nota più dolente: dire spropositati mi sembra eccessivo, direi alti senza dubbio. 2,50€ per un cuoricino di cioccolato, per otto palline di cioccolato ricoperto di granella varie, 6€. Ma va beh ci sta, di solito alle fiere di questo tipo i prezzi non sono proprio economici.

CAORLE CHOCO FEST

Devo comunque dire che la manifestazione ha suscitato molto interesse, sia tra i cittadini sia tra i vari visitatori giornalieri che si sono recati a Caorle, per una volta attratti dal Caorle Choco Fest e non solamente dalla città. La speranza è che questo tipo di evento possa essere il primo e soprattutto possa ripetersi nei prossimi anni, con un numero maggiore di espositori e visitatori.

Thousend Islands

Una giornata al parco delle Thousand Islands. Cosa vedere e cosa fare.

Il Canada, nel 2017, festeggiava i 150 anni di indipendenza ed è stato scelto come meta dell’anno da Lonely Planet. Per chiunque avesse scelto di andare in Canada invece, ci sarebbe stati un vantaggio non indifferente, vantaggio che io poi ho scoperto in un secondo momento: l’accesso gratis ai parchi naturali del Paese. Se fossi andato a ovest, la scelta sarebbe ricaduta sui tre più famosi: Jesper, Glacier e Banff. Recandomi invece nella parte est di questo immenso paese, mi sono ritrovato con una scelta limitata di parchi da esplorare. Il più famoso, a “soli 500 km” da dove alloggiavo, era quello dell’Algonquin.

Canada

Se per le proporzioni canadesi non sono nulla, per noi diventava mezza giornata di viaggio. Optiamo quindi per un altro parco. Ci troviamo ad alloggiare a Montreal, e il parco più vicino è quello delle Thousand Islands, un parco situato a metà strada tra Montreal e Toronto, visitabile in giornata. Il nome stesso rende l’idea del tipo di parco, solo che le isole in questione sono milleottocento circa. Si trova lungo il fiume san San Lorenzo, a cavallo del confine USA – Canada, ed è visitabile o dall’alto oppure in barca.

La prenotazione dell’auto.

Avendo riconsegnato l’auto qualche giorno prima, ora ne abbiamo nuovamente bisogno. Lascio perdere il vecchio adagio del “prenota prima e risparmia” e in centro a Montreal affitto al banco dell’ Avis un’auto, che prenderò il giorno dopo poco distante da casa. Quando andrò a prendere la mia nuova auto, la signora al banco mi offre: un upgrade gratuito di auto, non mi addebita il servizio di drop off, il seggiolone per il bambino e il costo del navigatore.

CANADA

Tutto questo perchè la signora è sola in ufficio, ha dei clienti alterati che aspettano impazientemente e non ha tempo per pulire a fondo l’auto – ci sono solo due briciole di pane nei sedili e me le tolgo da solo. Inoltre la categoria di auto scelta non è più disponibile quindi pur di mandarmi via in fretta ed evitarmi le scenate dei pazzi in attesa, mi concede di tutto e di più. Costo totale per una giornata: 85 dollari canadesi, 55€. Avrei dovuto spendere il doppio per tutto questo. Tanto meglio.

Thousand Islands

Le Thousand Islands si estendono per circa 85 km di lunghezza tra le due cittadine di Kingston e Brockville. Ci si impiega circa due ore ad arrivare da Montreal, rispettando i limiti. Tra l’altro, passando dal Quebec all’Ontario, i limiti vanno rispettati ancor più rigorosamente, il massimo della pena per una il superamento del limite di 50 km/h è di 10000 dollari canadesi.

Visita alle Thousand Islands: la 1000 Island Tower.

Arriviamo in prossimità di Hill Island, prima tappa di questa nostra escursione. Molte delle isole sono ad uso abitativo, altre a deposito barche, altre ancora a luogo di campeggio, alcune invece sono disabitate. Hill Island è una delle più grandi e per accedervi è richiesto il pagamento di un pedaggio.

Thousend Islands

Tale pedaggio è dovuto in quanto questo è uno dei pochi accessi agli States, quindi a fronte di un’eventuale uscita, il pedaggio viene pagato a prescindere. E’ anche il terzo accesso agli USA che incontriamo da quando siamo partiti da Montreal. Parcheggiamo sotto la torre ed entriamo nel Gift Shop sottostante. Pagato il biglietto – 10 dollari gli adulti, 5 i bambini – saliamo a 130 metri d’altezza, al primo dei tre livelli da cui si può ammirare buona parte delle mille isole.

Il primo livello è chiuso dalle vetrate, il secondo è all’aperto ma avete una rete che vi protegge, il terzo è sempre all’aperto ma con un muro di circa un metro e mezzo a protezione. La vista è magnifica e non ci sono problemi di foschia, si riesce a vedere gran parte del parco e buona parte dell’Ontario e dello Stato di New York. La torre chiude alle 17.00 ma vi consiglio di informarvi sugli orari di apertura prolungati, ci sono giorni in cui chiude alle 19.00 e potete ammirare un tramonto da favola in quota.

Una mini-crociera sul fiume tra le isole.

Terminata la visita dall’alto, decidiamo di vedere le isole da vicino. La signora del gift shop ci suggerisce di andare ad Ivy Lea, proprio a pochi chilometri dalla torre, da dove partono molte barche per una delle zone più belle del parco.

Thousend Islands

Noi siamo interassati invece a percorrere la Thousand Islands Parkway, la strada che arriva fino a quasi a Brockville, una strada panoramica immersa nel verde che costeggia il San Lorenzo. Le case sono sporadiche e mi immagino la pace e la serenità di cui gode questa gente, lontano dal caos e dalla frenesia della città. Il parco è visitabile solo in barca e non è soggetto a costi di biglietti d’ingresso. Inoltre trovandosi sul confine tra due stati, la vostra discesa in alcune isole può essere soggetta alla richiesta del passaporto – i visti non sono necessari – altrimenti sarete costretti a rimanere a bordo. Quindi ricordatevi di portarli con voi.

Brockville

Arrivati a Brockville, troviamo subito una crociera in partenza entro un’ora. Inganniamo il tempo andando a visitare il Brockville Railway Tunnel, il primo tunnel ferroviario Canadese, lungo circa 500 metri e costruito nel 1860. Il tunnel permise all’epoca di collegare Brockville a Ottawa, la capitale, ma oggi è stato ristrutturato e viene considerato patrimonio della città.

Visitabile a piedi, è possibile percorrerlo nei due sensi ed è illuminato da luci colorate, alcune delle quali simulano la corsa del treno da un lato all’altro del tunnel. Consiglio: portatevi una giacca impermeabile, c’è molta umidità e dal soffitto cade acqua di continuo.

Dopo l’esplorazione al tunnel, ci dedichiamo alla nostra crociera con una barca da 80 posti circa. Visitiamo prima la parte un po’ più a est, caratterizzata per lo più da poche isole ma dalla presenza di molte ville a picco sul fiume. Le isole sono di proprietà di milionari canadesi residenti nella zona. La bellezza del paesaggio, la lontananza del mare e la possibilità di sfruttare il fiume hanno fatto diventare questo lato del San Lorenzo un luogo di villeggiatura molto apprezzato. Molte di queste case sono dotate di attracco per la barca, trampolino o scivolo verso l’acqua.

La parte a ovest di Brockville, invece, è più interessante perchè ci sono molte più isole. In alcune sono state costruite delle case e mi immagino come possa essere vivere qui, circondato dall’acqua, quando al mattino anzichè prendere la macchina prendi la tua barchetta. In altre isole si usa solo depositare le proprie barche. C’e anche chi in alcune isola disabitate pianta la tenda, accende il barbecue e ci passa la giornata. In mezzo al verde degli alberi, all’azzurro dell’acqua e al blu del cielo, i pescatori buttano la lenza, qualcuno pagaia per far scorrere la canoa, qualcun’altro alza la vela per sfruttare il vento. Questa è la vita alle Thousand Island, tra un tuffo dal trampolino e una barca che va lungo le acque del fiume. Magari un giorno riuscirò a vedere come vivono gli abitanti di queste isole durante l’inverno, quindi il San Lorenzo diventa una lastra di ghiaccio.

La crociera dura circa due ore e mezza, vi suggerisco di coprirvi bene perchè c’è molto vento.

Nonostante il cielo nuvoloso e la temperatura mite, le Thousand Island hanno saputo regalarci attimi irripetibili, facendo dimenticare il rimpianto per non aver visto l’Algonquin.

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Viaggio in Florida: cronaca semiseria di una (quasi non) partenza.

Si sa, per chi viaggia, spesso con gli aerei, l’imprevisto è dietro l’angolo. Imprevisti, cancellazioni, ritardi, overbooking e scioperi sono da mettere in conto. A volto invidio l’indipendenza dell’auto: parti quando vuoi, ti fermi per strada se hai bisogno e arrivi con tutta calma, se non hai impegni o appuntamenti. Magari trovi un po’ di coda, qualche ingorgo, la sfiga ti prende di mira e ti buca una gomma o ti fa scoppiare il motore. Ma son dettagli. Sicuramente sei più indipendente. Purtroppo però non tutte le destinazioni sono a portata di quattro ruote, e bisogna a ricorrere o al cavallo d’acciaio – come lo chiamavano gli indiani – oppure all’aereo.

Credo sia risaputa la mia paura di volare e come io continui ad affrontarla. Ma per una semplice questione di probabilità, non ti può andare sempre bene e prendere ogni volo senza problemi. Non puoi sperare che vada sempre tutto liscio, quando prendi nella tua vita più di 20 voli aerei. E quindi sì, è capitato anche a me di avere queste problematiche. Nella fattispecie, è successo durante la partenza per il mio viaggio in Florida. Ma andiamo con ordine.

La prenotazione del volo.

Nel novembre 2015 finalmente, dopo circa un mese a trasferirci virtualmente per il mondo per decidere la nostra meta invernale, era arrivata l’ora di prenotare il volo per Miami. Il prezzo più conveniente l’avevo trovato sul sito di Lufthansa. Ricarico la mia postepay e prenoto. Il mio iPad, inizia a caricare la pagina di conferma e… ops, qualcosa è andato storto. Il volo non mi viene confermato ma scopro soprattutto, e la cosa mi irrita non poco, che l’importo sulla mia carta mi viene bloccato, e non ho possibilità di riaverlo indietro. Ovviamente parte lo scaricabarile tra compagnia e banca su chi abbia bloccato i soldi e chi li debba restituire. Niente, dovrò aspettare massimo 14 giorni per riavere i cash. Non me ne renderò conto, ma questa è la prima avvisaglia che qualcosa andrà storto.

Secondo messaggio subliminale: Se dovessi aspettare i fatidici 14 giorni per la restituzione dei soldi, il prezzo del biglietto può salire. Meglio trovare un’alternativa. Chiamo la compagnia e provo a fare la prenotazione al telefono. Con i diritti di vendita, il prezzo sale. Niente, cerchiamo una carta di credito alternativa. Me la presta mia cognata, alla quale prometto di restituire i soldi appena li riavrò sulla mia postepay. Nel frattempo è gia passata una settimana. Il prezzo fortunatamente è ancor lo stesso. Riprovo la prenotazione. Nuovo rifiuto, questa volta senza blocco di soldi. Riprovo subito dopo. Nisba. Mi girano gli zebedei e mi attacco al telefono con la Lufthansa, dove mi viene specificato che il server ha un non meglio specificato problema e che stanno provando a sistemarlo. “Riprovi domani”. Questo volo non s’ha da fare, penso.

La sera successiva ci provo per l’ennesima volta e…miracolo! Il volo è confermato: Da Venezia a Vienna, e da Vienna a Miami in andata con Austrian Airlines. Da Miami a Zurigo e da Zurigo a Venezia in ritorno con Swiss. Subito dopo la conferma corro in cucina esultante “Ragazzi si va a Miami! Gimme five!!!”.

Il check in online.

09/01/2016

Terzo messaggio: due giorni prima del volo, provo a fare il check in on line. Inserisco i dati, passaporti alla mano. Check in per Silvia, Rachele, per me e Riccardo: particolare non indifferente, Ricky è neonato e vola con me – tenetelo a mente, fondamentale per lo sviluppo della storia – . Il check in da Venezia a Vienna non è un problema, da Vienna a Miami io e Riccardo non veniamo checkinati. Quindi non mi è possibile stampare le carte d’imbarco. Strano, penso. Riprovo, nada. Ri- riprovo, ri-nada. Errore sconosciuto. Decido di riprovare nel pomeriggio. Altro tentativo. Nulla da fare. Se tre indizi fanno una prova, meglio muoversi, e parlo fisicamente. Chiamo la compagnia, mi dicono di andare in aeroporto, e così faccio. Al banco dell’Austrian mi confermano che tutto è a posto, che la prenotazione è confermata e partirò regolarmente ma non mi devo preoccupare: se non riesco a stampare le carte d’imbarco, lo posso fare al banco il giorno della partenza. Ok, ma non sono tranquillo. Torno a casa e aspetto il giorno della partenza.

La partenza.

10/01/2016

Sera prima della partenza: Silvia “Portati via gli occhiali di riserva, che non si mai.”

Luca:” Ma va, tanto a cosa servono? Non hanno nemmeno la gradazione corretta!”. Fine del discorso.

11/01/2016

E’ arrivato il grande giorno. Florida, arriviamo! O almeno spero…

Cinque del mattino, aeroporto Marco Polo, al banco del check in di Austrian Airlines. Fornisco la documentazione. L’hostess inizia le procedure mentre io nella mia testa continuo a pronunciare il mantra “Fa che vada tutto liscio, fa che vada tutto liscio…” da circa dieci minuti. Spiego che ho avuto un problema e che non sono riuscito a fare il check in online. Escono le carte d’imbarco. Sono solo quelle per Vienna. Come previsto ora mancano quelle per Miami. La tipa continua a smanettare al PC, ma le carte d’imbarco non escono. Il suo volto cambia espressione. Chiama la collega.

“C’è qualche problema vero?” chiedo

“No no tutto a posto, ora risolviamo” Quindi c’è un problema.

Mi giro, inizia a formarsi coda.

“Non riesci a stampare le carte d’imbarco vero?”

“Come lo sa?”

“Ho avuto lo stesso problema a casa. Per questo sono venuto qui in anticipo”

“Ha fatto bene. Purtroppo sul volo per Miami da Vienna riesco a fare il check in di Silvia e Rachele…”

“…ma non di me e Riccardo, e scommetto che ti da un errore sconosciuto

“Bravo.”

“E quindi?”

“Quindi vi imbarcate, andate a Vienna e ve le fate stampare da loro al banco del volo per Miami. Sicuramente loro risolvono il problema”.

“Sicura?”

“Certo!”. Si come no. Vedrai vedrai…

Tempo del check in: 20 minuti. Con questo fanno quattro avvisi. Va a finire che la Florida la vedo solo sul mappamondo.

Vienna.

Avvisi finali. Atterriamo a Vienna. Abbiamo un’ora e mezza per prendere la coincidenza ma siamo già in ritardo di quaranta minuti. L’hostess ci dice di fare in fretta perchè il nostro volo si trova a circa dieci minuti di tragitto a piedi da dove sbarchiamo. A complicare le cose, ci si mette una telefonata, ricevuta alle 8.30 del mattino. In mezzo alla pista mi ritrovo con i due bagagli a mano e il telefono incastrato tra orecchio e spalla a discutere, incazzato nero come un toro durante un rodeo. Mentre converso, mi parte via il telefono che si schianta al suolo e si apre come una cozza, ma mentre cerco di prenderlo al volo, colpisco gli occhiali che cadono per terra, frantumando una lente e spezzandola in due. Le ultime parole famose di Silvia la sera prima della partenza mi ritornano alla mente…

Tra mille imprecazioni colorite, riprendo la telefonata e inizio a grondare sudore, all’aperto, diventando paonazzo mentre mi si gonfia una vena in testa – chi mi conosce sa di cosa parlo. Fa talmente caldo che mi spoglio e resto solo con la magliettina della salute. Temperatura esterna: 1°C. E non lo sento. Ci dirigiamo verso il gate, arriviamo ad una scala mobile con Riccardo, tre mesi all’epoca, che dorme nel passeggino, bagagli a mano e un’addetta dell’aeroporto che ci dice, in tedesco, che non posso salire col passeggino sulla scala. Dobbiamo attendere che ci chiami l’ascensore. Preso dal nervoso e abbastanza alterato, gli dico di fare “schnell“. Arriverà il suo collega. Passano i minuti. Ne perdiamo altri dieci. Non ci vedo più: carico valige, passeggino e famiglia sulle scale e iniziamo ad andare al piano superiore mentre la tipa ci urla “nein nein“. Rispondo diplomaticamente “Ma vaffanculo!” e arriviamo di sopra dove le indicazioni ci mostrano il numero di gate, mentre lampeggia il messaggio “boarding now“.

Arriviamo al gate tutti trafelati, ma una delle due hostess che controlla le carte d’imbarco alla quale dico che veniamo dal volo di Venezia – e che qualche minuto dopo avrei voluto prendere a schiaffoni -, conosce già il nostro problema e ci manda al banco della compagnia che si trova “più avanti”. Ripartiamo verso il nuovo banco ma a metà percorso uno steward, che pochi minuti prima avevo visto dietro della hostess che ci aveva mandati “più avanti”, ci raggiunge di corsa e fa tornare indietro. È a conoscenza del problema e ce lo risolverà, afferma. Ci accomodiamo in un angolo e attendiamo. Gli consegno passaporti e copia della prenotazione. Si siede al PC e inizia a smanettare. Mentre riprendo fiato, vedo tutti gli altri passeggeri che vengono imbarcati, con non poca nostra invidia. Passano la bellezza di 20 interminabili minuti. Rachele, all’epoca quasi cinque anni, si alza e mi dice:

“Ma papà, ma quand’è che saliamo?!”

Non so che risponderle. Sta per assalirmi la disperazione, ma mi faccio forza e mentre sto per recarmi al banco del check in dove si trova lo steward, vengo bloccato dalla tipa da schiaffi.

“Dove vai?” Mi chiede in inglese

“Ho bisogno di informazioni”

“Di che tipo?”

“Posso sapere se partiamo o no?”

“Non si sa, probabilmente no!”

“Che cosa?!” La incenerisco con lo sguardo. “Perché?”

“Beh? Ci sono problemi coi tuoi ESTA. Probabilmente sono stati annullati.” Iniziano a tremarmi le mani, che fra un po’ andranno a schiantarsi sul suo brutto muso.

“Ma se era tutto a posto?! Ma lo sai che ho speso una valanga di soldi per questo viaggio?! E ora tu mi dici che mi hanno annullato il visto?!”

“Al governo americano non interessa quanto hai speso, se vogliono te lo annullano e basta. Comunque ora chiedo.”

Faccia da schiaffi si avvicina allo steward, e mentre lei gli parla, lui allarga le braccia sconsolato.

Alle sue spalle una ragazza dai tratti orientali, osserva impassibile, poi alza il telefono e si mette a parlare.

Faccia da schiaffi torna ed essendo mancata dal suo posto inizia un’anima discussione con la collega, che nel frattempo si era pure lei assentata. E mentre le due cretine discutono, vedo che lo steward scuote la testa. Penso sia arrivata la fine anticipata del nostro viaggio.

Mi siedo e mi lascio andare, credendo che ormai sia finita. Alzo lo sguardo e vedo la ragazza dai tratti orientali che esce dal banco del check in e mi fissa. Si avvicina e mi sorride. Mi alzo in piedi, convinto che la sua faccia sia quella che ci si mette in caso di brutte notizie. Quando è di fronte a me mi rendo conto che è una ragazza bellissima, dai lineamenti dolci e dallo sguardo affascinante. Sembra un angelo. E un angelo lo è davvero, perché mi dice:

“Non vi preoccupate, abbiamo un problema con la stampa delle carte d’imbarco. Il nostro sistema non riconosce il bambino accompagnato dal genitore. Ora sistemiamo tutto. Partirete senza le carte d’imbarco”.

Quell’angelo diventa in quel momento la donna più bella del mondo, la bacerei in bocca per ringraziarla. La tipa si gira e sta per tornare al banco ma la blocco.

“Scusi eh, ma non è che che mi fate fare 10 ore e mezza di volo e poi, quando siamo arrivati di là, ci rimandano di qua perchè i nostri ESTA non sono validi?”

“Perchè lo pensa? Ero al telefono con l’immigrazione di Miami, hanno confermato che è tutto a posto. C’era solo un problema col nostro sistema. Potete partire. Fate buon viaggio.” Mi sorride e se ne va, per poi tornare con due delle quattro carte d’imbarco. E’ una liberazione.

Non c’è più nessuno nella saletta del check in, solo noi e il personale di volo. Mentre percorro il tunnel che mi porta all’aereo, metto assieme tutti i pezzi del puzzle: un volo prenotato al quarto tentativo, i problemi al check in, la rottura degli occhiali – avevo noleggiato un’auto, ho guidato per 2500km e vedo a fatica da lontano -, il blocco alla partenza. Ne ricavo una cosa sola: sembra quasi che non dobbiamo partire. Che ci sia una forza misteriosa che continua a dirci “Non andate in Florida!” e che in due mesi ha cercato di bloccarmi per non farmi salire su QUESTO volo. Ma ormai non posso e non voglio più tirarmi indietro. Sarà quel che sarà. Mentre chiudo il passeggino arriva dietro di me un Israeliano tutto trafelato, in ritardo con la coincidenza. “Non si preoccupi” dice l’hostess” c’era anche una famiglia italiana in ritardo che stavamo aspettando.” Saliamo e il portellone dell’aereo si chiude alle nostre spalle.

Il 777 si immette nella pista e inizia a rullare. Non ho neanche avuto tempo di pensare alla mia paura di volare. Mentre sono seduto mi lascio andare un attimo e mi chiedo come farò a guidare negli USA senza i miei occhiali. Appoggio i gomiti sulle ginocchia e metto la testa tra le mani, pensando a tutto ciò che ho passato e a quella situazione snervante. Silvia, che in certi momenti usa chiamarmi come fanno gli amici, mi tocca la spalla e mi dice in dialetto:

“Pery, tuto ben?”

“No Silvia, me vien da pianser!”

Lei scoppia a ridere e mi prende tra le sue braccia, io non piango ma nemmeno rido. Penso solo al vuoto.

Epilogo

Una volta a casa, Silvia mi dice:

“Ma sai che in tutta questa storia e con tutto quello che è successo, ho quasi pensato che fossero dei segnali per cui non dovessimo fare questo viaggio?”

“Ho avuto il tuo stesso pensiero e te ne avrei parlato una volta a casa. Non volevo attirarmi ulteriori sfighe!”

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